Lorenzo Donegà di Villa Verde
Lorenzo Donegà di Villa Verde

Reggio Emilia, 4 maggio 2019 - L'insufficienza venosa colpisce circa il 40% della popolazione e può manifestarsi con vene varicose (dilatazione di vene superficiali, di cui le più importanti sono le safene), edema alle gambe, teleangectasie (cioè i «capillari», che rappresentano soprattutto un problema estetico), patologie più gravi e fortunatamente più rare come le trombosi venose e le ulcere di origine venosa.

Delle varici degli arti inferiori (interessano il 20% della popolazione nel corso della vita e sono quindi una malattia importante dal punto di vista sociale ed economico) la rubrica ‘Carlino Salute’ torna ad occuparsi oggi affrontando lo specifico tema dell’intervento con Lorenzo Donegà, coordinatore del servizio di chirurgia vascolare di Villa Verde.

«Sono state messe a punto tecniche per confezionare l’intervento su ciascun paziente come «un vestito su misura». In altre parole, ogni paziente ha un trattamento personalizzato. Gli interventi vengono tutti eseguiti in anestesia locale associata a sedazione, in day hospital con dimissione nel pomeriggio e ripresa lavorativa dopo pochi giorni. Il dolore post-operatorio è modesto e controllato con analgesici minori».

Quando si esegue il trattamento con il laser?

«Il trattamento laser è considerato nella letteratura internazionale il ‘gold standard’, cioè il migliore sulle varici delle vene grandi safene; nel mondo anglosassone 80% dei trattamenti avviene con questo metodo; in Italia, a causa dei maggiori costi, solo il 20% viene trattato con questo metodo».

C’è un limite di età per operare le varici?

«No, in quanto gli interventi sono in anestesia locale. Certamente il percorso preoperatorio che viene fatto per ciascun paziente (esami del sangue, valutazione cardiologica e anestesiologica) serve a evidenziare rischi individuali che possono sconsigliare l’intervento».

Perché si devono trattare le vene varicose?

«Perché le varici possono determinare complicanze anche gravi, come le trombosi superficiali ma anche profonde (se interessano il tronco safenico), quindi con rischio embolico. Altro rischio importante, perché invalidante, è quello delle ulcere venose, fortunatamente in riduzione per il miglior trattamento dell’insufficienza venosa».

E’ possibile che siano necessari trasfusioni di sangue o emoderivati?

«In 30 anni di attività non mi è mai capitato di dover fare trasfusioni per questo tipo di interventi, tanto che escludo che possa diventare necessario, soprattutto adesso con la chirurgia mininvasiva».

Vanno operate anche le teleangectasie?

«No. Il trattamento è con terapia sclerosante, cioè piccole punturine con cui si inietta in vena un farmaco che chiude il piccolo vaso. E’ comunque sempre necessario fare una valutazione specialistica prima di iniziare il trattamento, per escludere patologie concomitanti».

Quali sono le cause dell’edema?

«L’edema, cioè il gonfiore alle gambe e ai piedi, può avere molte origini: insufficienza renale, cardiaca, epatica, per insufficienza venosa o linfatica, per problemi ormonali e posturali, e altre cause più rare. Vista la complessità è necessario uno studio spesso multidisciplinare al fine di poter arrivare a una diagnosi e conseguente terapia».