Cristina Masini, oculista di Villa Verde
Cristina Masini, oculista di Villa Verde

Reggio Emilia, 26 maggio 2019 - E’ una patologia grave e molto diffusa, che rappresenta - nella sua forma cosiddetta essudativa o umida - la prima causa di ‘cecità legale’ (che si ha quando la percezione, non superiore a 1/20 nei ciechi parziali, non consente l’autonomia del soggetto) nel mondo occidentale. Stiamo parlando della maculopatia: l’Oms ha stimato che nel 2020 ne soffriranno (nelle diverse forme) 200 milioni di persone in tutto il mondo.

Dottoressa Cristina Masini, oculista di Villa Verde, che cos’è la maculopatia?
«E’ una affezione patologica della macula, la parte centrale cioè della retina deputata alla visione distinta delle immagini perché è ricca di coni, i fotorecettori retinici più importanti per la visione dei dettagli e dei colori: sono tutti concentrati in questa zona».

Se quindi la macula si ammala?
«Il paziente va incontro a grossi problemi di visione».

Quanti tipi di maculopatie abbiamo?
«Possono essere divise in due grandi gruppi: le ereditarie e le acquisite. Le prime si manifestano in età giovanile e non sono molto frequenti. Le seconde si manifestano più tardi, di solito dopo i 45-50 anni, e possono essere di vari tipi: legate ad esempio a fori maculari, al diabete, a membrane epiretiniche: Ma la più diffusa è la maculopatia legata all’età, una forma degenerativa che si manifesta dai 55 anni con un picco dopo i 75».

Quali sono i sintomi?
«Perdita dell’acutezza visiva da lontano ma soprattutto da vicino. Facendo leggere il paziente da lontano e da vicino ci accorgiamo se vede poco anche con gli occhiali. In questo caso è necessario un approfondimento».

In che modo?
«Procediamo all’esame del fondo dell’occhio che ci permette di accertare se c’è una maculopatia. A questo punto possono essere necessari ulteriori esami. Un altro sintomo della maculopatia può essere un cambiamento nella visione dei colori».

Entrano in gioco anche esami strumentali?
«Sono essenzialmente due: la fluoroangiografia e l’OCT. La prima consiste nell’iniezione in vena di una sorta di mezzo di contrasto, la fluorescina, che va a colorare tutta la circolazione della retina. L’OCT (tomografia a coerenza ottica) è un esame che scansione la macula in tutti gli strati».

La maculopatia dovuta all’età è la più frequente, abbiamo detto…
«La classifichiamo in due categorie: quella atrofica o secca e quella essudativa o umida. La prima produce una perdita visiva lenta e progressiva ma difficilmente porta alla cecità. Mentre la seconda è la prima causa di ‘cecità legale’ nei Paesi industrializzati e la terza nel mondo».

Quali sono le cause scatenanti della malattia?
«Non c’è una causa vera e propria, si tratta di una patologia multifattoriale. Sicuramente ci sono dei fattori di rischio: età, predisposizione genetica, fumo, obesità, malattie cardiovascolari, esposizione intensiva ai raggi solari e una cattiva alimentazione con cibi poveri di sostanze antiossidanti e ricchi invece di grassi animali».

Come si cura?
«Per la maculopatia atrofica - che nel 10-15% dei casi può evolvere nella forma più grave - non c’è una cura e vera e propria. Ma può essere rallentata con vitamine e sostanze antiossidanti. Quella umida rappresenta solo il 10-15 % delle maculopatie dovute all’età ma è molto più invalidante. In questo caso si utilizzano farmaci iniettati che bloccano i vasi distruttori della macula».

Quelle non legate all’età possono guarire?
«Dipende. Alcune sì. In ogni caso qualunque sia il tipo, è fondamentale una diagnosi tempestiva che aiuta comunque a rallentare la riduzione visiva».

La retina è trapiantabile?
«Ad oggi no».