Patrizia Barcella, allergologa
Patrizia Barcella, allergologa

Reggio Emilia, 14 aprile 2019 - E' un metallo insidioso, contenuto in tanti oggetti di uso quotidiano nonché in molti alimenti insospettabili. Il nichel è l’allergene responsabile di fastidiose e frequenti forme di dermatiti allergiche da contatto (una sensibilizzazione del sistema immunitario). Cosa fare se si viene colpiti da questa patologia della pelle? Ne parliamo con la dottoressa Patrizia Barcella, allergologa di Villa Verde.

Quando il contatto con il nichel può provocare la dermatite?

«É necessario un contatto prolungato nel tempo. Un contatto momentaneo non comporta nulla. In questo senso ci sono vere e proprie dermatiti professionali che colpiscono determinate categorie di lavoratori».

Quali ad esempio?

«Operai metalmeccanici, cassieri che maneggiano monete tutto il giorno, sarti, parrucchiere, odontotecnici e altri. Tutti quei lavoratori cioè che vengono quotidianamente a contatto col metallo».

E al di là dell’ambito professionale?

«Coloro i quali vengono a contatto prolungato con oggetti che lo contengono».

Quali oggetti?

«Tantissimi. Grande attenzione va riservata ai cosmetici, alla bigiotteria (collanine, braccialetti, anelli), specie quella a bassa qualità, ai rivetti dei jeans. Ma il nichel è contenuto anche nell’argento e nell’oro bianco, nelle pile degli orologi e addirittura negli alimenti».

Tipo?

«Cereali, farine, legumi, frutta e verdura, carni, pesce, uova…».

Praticamente tutti...

«Sono moltissimi. Ad esempio ne contengono parecchio il tonno, i pomodori, il cioccolato, alcune qualità di frutta».

Come si manifesta la dermatite?

«Con piccole vescicole pruriginose che compaiono sulla pelle arrossata. Nelle forme cronicizzate sub-acute sono più frequenti eritemi e desquamazione».

Oltre agli sfoghi sulla pelle ci possono essere conseguenze più gravi?

«Il contatto col nichel può provocare una sindrome sistemica (Snas, ndr) e in questo caso si possono avere manifestazioni a livello gastrointestinale (crampi addominali, diarrea, meteorismo), orticaria, mal di testa. Spesso non si riesce ad effettuare una diagnosi corretta».

Come si effettua dunque la diagnosi?

«Si applica sulla pelle un cerotto dove sono testate tante sostanze con cui normalmente si viene a contatto e che si tiene per circa 48 ore».

La terapia?

«E’ una terapia orale desensibilizzante che consente di trattare sia la dermatite da contatto sia la Snas».

Al di là di questo, quanto conta lo stile di vita?

«Fare una dieta povera o priva di nichel è abbastanza difficile, ma è importantissimo».

Ci sono dei consigli pratici da seguire?

«Abolire i cibi in scatola, utilizzare tegami in teflon e vetro, non cucinare al cartoccio, evitare di avvolgere gli alimenti con la carta di alluminio, far scorrere l’acqua dal rubinetto e salare l’acqua per la pasta solo al momento dell’ebollizione. Ancora: usare guanti quando si usano sostanze candeggianti o detergenti. Utilizzare prodotti ‘nichel free’. Non usare bigiotteria di scarsa qualità. Esiste anche un sistema che testa gli oggetti per verificare la presenza di nichel».

Ci sono fattori predisponenti?

«Se si riuscisse a capire il perché viene avremmo risolto l’enigma dell’allergia».