Alessandro Gramoli
Alessandro Gramoli

Reggio Emilia, 22 aprile 2019 - Sono in pratica i tergicristalli dei nostri occhi. Le palpebre svolgono una funzione importantissima. Eventuali patologie che le colpiscono producono effetti dannosi e negativi. L’oculista di Villa Verde, Alessandro Gramoli, ci spiega gli aspetti più importanti. «Le palpebre sono formazioni laminari che servono a ricoprire i bulbi oculari e si dividono in superiore ed inferiore».

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Quali sono essenzialmente le funzioni svolte dalle palpebre?

«Hanno innanzitutto un effetto protettivo (le chiudiamo per esempio quando ci arriva qualcosa contro), fanno un po’ da tergicristallo e servono per spalmare le lacrime sulla superficie oculare. Se l’occhio rimane senza lacrima, la cornea soprattutto, in pochi minuti diventa secco».

Di cosa sono fatte?

«Sono costituite da uno strato cutaneo, il più sottile di tutto il nostro organismo. Uno strato mucoso sotto, poi lo strato muscolare al di sotto del quale c’è la congiuntiva che va a contatto col bulbo oculare ed ha la funzione di portare lacrime e altri sostituti per proteggere l’occhio».

Quali sono allora le patologie più pericolose?

«Tralasciando le più banali (orzaiolo, calazio, ciste), i due fattori più pericolosi sono l’entropion e l’ectropion. Il primo consiste nel rovesciamento all’interno della palpebra inferiore. Questo porta le ciglia a rotolare appunto verso l’interno. La cornea viene pertanto continuamente grattata con danni e fastidi terribili».

Come si interviene?

«In una fase molto iniziale si può agire con lacrime e cerottini. Quando la situazione diventa importante l’unica possibilità è l’intervento chirurgico che riposiziona tutti i tessuti in condizioni normali».

A che cosa è dovuto?

«Con il passare degli anni a spasmi dei muscoli e a infiammazioni continue trascurate».

L’ectropion invece?

«Soprattutto con l’avanzare dell’età i tessuti perdono consistenza e la palpebra comincia a scendere, lasciando aperto uno spazio che non viene chiuso. La lacrima non viene più portata sulla cornea correttamente e il paziente soffre di lacrimazione continua. Anche in questo caso nelle situazioni più gravi non resta che ricorrere all’intervento chirurgico».

Le cause?

«Essenzialmente la lassità dei tessuti, ma anche traumi o la paralisi del sesto nervo cranico che produce un lagoftalmo (l’occhio cioè resta sempre aperto, ndr)».

Che tipo di intervento si pratica?

«Qui il laser non c’entra nulla. Si opera con bisturi di precisione. Sono correzioni chirurgiche da adattare caso a caso. Si effettuano in day hospital».

I tempi di recupero?

«Il paziente viene bendato, nel giro di 10-15 giorni vengono tolti i punti. La benda è soprattutto importante tenerla di notte».

La frequenza della patologia?

«Certo non è frequente come una cataratta».

Chi colpisce?

«Prevalentemente le persone di una certa età. Indifferentemente uomini e donne».

Che consigli dà per mantenere gli occhi in buona salute?

«Bisogna effettuare sempre una corretta pulizia per evitare il proliferare dei germi. E quando si avvertono fastidi particolari vedere se con ausili particolari tipo lacrime artificiali o colliri la situazione migliora. Se non migliora bisogna ricorrere allo specialista e non affidarsi al fai da te».