Reggio Emilia, 27 aprile 2021 – La sua camera e la musica sono come per Bastian la soffitta della scuola e il vecchio e misterioso libro de 'La storia infinita'. Un rifugio, “un luogo felice dove ho vissuto un'infanzia un po' solitaria e dove suonavo fino a 8 ore al giorno”. Del resto per Giuseppe Foresta, reggiano doc, la musica è scritta nel Dna. Questione ereditaria: nonno cantante, nonna balleria, mamma cantante e pianista, zii chitarristi (cugini compresi). “Sono cresciuto circondato dalla musica, anche se sono stato l'unico a decidere di farla diventare un lavoro “, racconta. Quasi tutto da autodidatta: “Lo studio teorico mi ha sempre un po' avvilito, non mi piace esplorare su un libro, ma per la strada, in giro per il mondo”.

Anche per questo dalla sua Reggio Emilia, dopo essersi comunque preparato un paracadute studiando all'Alberghiero da barman e cameriere, ha deciso di imbarcarsi come cantante su una nave da crociera. Un'esperienza che, a 19 anni, gli ha aperto la mente. Poi una serie di andata e ritorno tra Reggio, Firenze, ancora le navi da crociera fino a che “ho capito che l'unico limite dei miei sogni e delle mie passioni ero soltanto io”. E allora “mi sono convinto che la scrittura e la composizione sarebbero state il mio lavoro”. I sacrifici, gli incontri giusti nel momento giusto, lo portano a diventare autore e produttore per diversi artisti di Sony Music e Universal Music, ma senza trascurare la sua vena artistica personale. Arrivando a “non avere più paura di osare e nemmeno del giudizio degli altri. Che piaccia o no, questo sono io”. E si racconta, come se stesse sfogliando in pubblico le pagine del suo diario segreto.

Lo fa anche nel suo nuovo singolo – 'Rimango da solo' (Senza Dubbi/Believe Music Italia) -, “un easy listening contaminato da sonorità dance e flamenco” che anticipa il nuovo EP, 7 canzoni in uscita entro la fine dell'anno. “Parlo di una relazione tossica, di un rapporto che crea dipendenza, alternando momenti di euforia e felicità a momenti di smarrimento e depressione – spiega Foresta -. Relazioni che molte volte sono troppo difficili da affrontare e che ci lasciano lì, seduti su un divano con il vuoto dentro e fuori. Ma ci meritiamo davvero questo 'non amore'? Spesso lasciamo che tutto vada avanti finché non succede quella cosa che ci fa prendere coscienza della situazione e ci fa mollare la corda che ci taglia i polsi, realizzando che lasciarla cadere a terra fa meno male”.

Un testo che si sviluppa su una base incalzante, passionale come il flamenco, “per creare quegli stati d'animo che nascono da una rottura improvvisa”. La delusione, la rabbia, l'indifferenza, la ribellione fino alla rinascita. Che diventano un videoclip (scritto dallo stesso Foresta) dove giochi di luce, gesti e dettagli portano l’artista in un mondo parallelo alla Donnie Darko.