Luciano Ligabue
Luciano Ligabue

Reggio Emilia, 10 giugno 2019 - A che serve quel bottone? Come Bruce Dickinson nella sua autobiografia, Luciano Ligabue pigia il tasto «play» per tornare a raccontarsi col pretesto della musica. Già al colpo d’occhio, infatti, il grande palco allestito l’altra sera dal rocker emiliano (FOTO) alla Fiera di Reggio Emilia, nell’attesa di varare venerdì tra gli spalti dello stadio San Nicola di Bari lo Start Tour, ricorda il fronte della pulsantiera di un impianto audio. La voglia di mettersi nuovamente al centro delle proprie canzoni per archiviare l’ultima fatica musical-cinematografica Made in Italy e tornare ad essere quello di Mondovisione.
 
Incontri ravvicinati «del miglior tipo», come suggeriscono i maxischermi prima di lasciar spazio ai bagliori e alle citazioni etniche di una Luci d’America da quasi un milione di watt. «Fin dall’inizio mi sono sentito un cantautore col suono di una band, perché ho bisogno delle dinamiche del gruppo» ammette lui. «Dopo tutto questo tempo ho imparato a gestire meglio le differenze tra palco e realtà, però il live per me rimane una dipendenza. Sono uno che si diverte, ma non c’è niente che mi esalti come l’andare in scena e già ho un filo d’ansia al pensiero che, dopo questi nove stadi, dovrò starmene buono per un anno». 

Con la spinta di una band di cinque elementi irrobustita dall’arrivo di Ivano Zanotti alla batteria, il viaggio del rocker emiliano parte dai solchi del nuovo singolo Polvere di stelle per scavallare decenni e ricordi con la forza di una Non è tempo per noi che, col pensiero ai cambiamenti climatici, scandisce il count-down al mondo così come lo conosciamo oggi, o di quella Vita morte e miracoli accompagnata dalle immagini di un parto («nella scelta dei filmati, per raccontare la storia di uno che vuole ancora meravigliarsi della vita, l’idea d’indurre un piccolo shock nello spettatore non m’è dispiaciuta»). Un paio i medley dello spettacolo atteso pure al Franchi di Firenze il 25 giugno, al Mazza di Milano il 28 e al Dall’Ara di Bologna il 6 luglio; il primo voce e chitarra («che cambierà ogni sera») e uno in chiave club-rock sul mini palco che si materializza tra il pubblico. 
 
Nel 2020 Luciano compirà sessant’anni e canzoni come Balliamo sul mondo, Marlon Brando è sempre lui o Bambolina e barracuda trenta. Lui si dice intenzionato a festeggiare la doppia ricorrenza adeguatamente, ma se gli chiedi lumi sulla destinazione dell’evento, sottintendendo un nuovo bagno di folla a Campovolo dove, fra l’altro, fervono i lavori per la costruzione di una grande arena estiva, la risposta è «nì». 
 
Con la bulimia che caratterizza tutto quel che fa, Ligabue è già al lavoro pure su Balliamo sul mondo versione musical, con le sue canzoni, in scena al Teatro Nazionale di Milano dal 26 settembre al 27 ottobre prossimi e al Valli di Reggio Emilia dal 28 febbraio al 1° marzo 2020. «Il soggetto scritto sul mio repertorio dalla regista Chiara Noschese, figlia del grande Alighiero, m’è piaciuto al punto che le ho chiesto di poter partecipare ai dialoghi» spiega. Sulle canzoni di Luciano la Noschese ha costruito una specie di Grande freddo immaginando la vicenda di alcuni ex compagni che si ritrovano per Capodanno dopo dieci anni di lontananza e faticano a rimettere assieme i pezzi del loro passato, scoprendo poi, però, proprio in quel ritrovarsi un’ancora di salvezza collettiva.