di Claudio Lavaggi E’ nata in Romania nel 1983, Ana Maria Vitelaru, ma è arrivata in Italia che aveva solo 17 anni. Un incidente mentre era in una stazione ferroviaria romena l’ha costretta all’amputazione di entrambe le gambe e a diversi interventi chirurgici, alcuni dei quali effettuati nel nostro paese. Sposata e residente a Castelnovo Sotto, lavora a Manifatture di San Maurizio nel gruppo Max Mara. Ieri ha saputo ufficialmente che andrà alle paralimpiadi: a Roma ha ricevuto...

di Claudio Lavaggi

E’ nata in Romania nel 1983, Ana Maria Vitelaru, ma è arrivata in Italia che aveva solo 17 anni. Un incidente mentre era in una stazione ferroviaria romena l’ha costretta all’amputazione di entrambe le gambe e a diversi interventi chirurgici, alcuni dei quali effettuati nel nostro paese.

Sposata e residente a Castelnovo Sotto, lavora a Manifatture di San Maurizio nel gruppo Max Mara. Ieri ha saputo ufficialmente che andrà alle paralimpiadi: a Roma ha ricevuto l’investitura con la maglia azzurra e gareggerà a Tokyo nell’handbike, contro avversarie che si preannunciano agguerrite.

"Una giornata da brividi, da pelle d’oca e adesso che ne parlo mi ritorna. Cerco di svegliarmi da un sogno, ma davvero sono io? Davvero ce l’ho fatta? Vado alle Olimpiadi?"

Pare di sì, visto che è stato il Presidente Sergio Mattarella in persona a salutare voi olimpici e paralimpici.

"Queste sono emozioni che nel mio cuore non si cancelleranno mai. Una giornata molto calda di fuori ma che ti scalda il cuore. Essere al Quirinale, avere in mano la maglia azzurra, guardarla e riguardarla: sì, rappresenterò l’Italia in gare che saranno viste in tutto il mondo e dove cercherò di dare tutta me stessa e anche di più, perché questo è un grandissimo onore".

Bella cerimonia?

"Stupenda, è durata un’oretta, ma essere lì con i migliori sportivi italiani e non solo paralimpici è stato davvero trascinante. E quindi, foto a volontà".

Anche perché obiettivamente il vostro è uno sport oltremodo tribolato.

"Guardi, io non sono disabile, sono estremamente fortunata di essere quella che sono e di poter provare queste emozioni".

Parliamo di lavoro?

"Io dico che lavoro all’università del cappotto e nella ditta mi incoraggiano e mi seguono. Hanno messo un articolo sul sito con la foto e mi hanno dato un’aspettativa fino a settembre per coronare questo mio sogno".

Parliamo di handbike?

"Mi alzo alla mattina alle 5,30 per andare ad allenarmi, soprattutto sulle colline parmensi. Spesso ho amici con me, ma se qualcuno vuol prendere la bicicletta per calare qualche chilo…"

Parliamo di Tokyo?

"In Giappone nell’handbike saremo tre ragazze e nove uomini. La troverò le mie avversarie di sempre, oltre alle cinesi, americane, messicane. Saranno gare durissime, ma io spero che ci siano tutte, così sarà più bello emergere e se per farlo devo allenarmi di più, beh meglio così perché sarò ancora più forte". Con un pensiero a Zanardi?

"Lui sarà con me e dentro di me e ho detto tutto".