di Francesco Pioppi Il successo di ’Luna Rossa’ parla reggiano. Sono infatti ben quattro i protagonisti della nostra terra che nelle regate nelle acque del golfo di Hauraki, in Nuova Zelanda, hanno dato il loro apporto fondamentale per conquistare la ‘Prada Cup’ facendo sventolare il tricolore nella vela, un successo che ora gli aprirà le porte per provare a centrare il bersaglio grosso: l’America’s Cup. Il più esperto e affermato della truppa è sicuramente Gilberto Nobili, un campione con tre Coppe già in bacheca, poi abbiamo il tecnico oleodinamico Antonio Martin, mentre sul fronte informatico lavorano gli ingegneri Michele Crotti e Denis Corti. A rendere ancora più straordinaria l’impresa è il fatto che ben due di questi quattro ‘eroi’ (Nobili e Corti) siano nati a cresciuti a Vetto, piccolo comune della nostra montagna che...

di Francesco Pioppi

Il successo di ’Luna Rossa’ parla reggiano. Sono infatti ben quattro i protagonisti della nostra terra che nelle regate nelle acque del golfo di Hauraki, in Nuova Zelanda, hanno dato il loro apporto fondamentale per conquistare la ‘Prada Cup’ facendo sventolare il tricolore nella vela, un successo che ora gli aprirà le porte per provare a centrare il bersaglio grosso: l’America’s Cup.

Il più esperto e affermato della truppa è sicuramente Gilberto Nobili, un campione con tre Coppe già in bacheca, poi abbiamo il tecnico oleodinamico Antonio Martin, mentre sul fronte informatico lavorano gli ingegneri Michele Crotti e Denis Corti. A rendere ancora più straordinaria l’impresa è il fatto che ben due di questi quattro ‘eroi’ (Nobili e Corti) siano nati a cresciuti a Vetto, piccolo comune della nostra montagna che conta appena 1811 abitanti e che in questi giorni può guardare con ammirazione e orgoglio questi suoi compaesani.

A spiegarci la genesi di questo trionfo internazionale è proprio Denis Corti, 43 anni, da tre nel team ‘Luna Rossa’ che ora si candida a un posto sul tetto del mondo.

Corti, quali sono le prime sensazioni dopo un successo così importante?

"A dire la verità non ho ancora realizzato bene, ma l’aspetto più bello credo sia che ognuno di noi ha portato il suo mattone e tutti insieme siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo. Fatta questa premessa, va detto che il bersaglio grosso, ovvero l’America’s Cup, deve ancora essere centrato".

Qual è il suo ruolo all’interno del grande team ‘Luna Rossa’.

"Ho fatto tutti i software della telemetria per raccogliere i dati dei tantissimi sensori che abbiamo a bordo. Ci sono vari sistemi ma, per una seria di regole, devono passare tutti all’interno di in una centrale che è identica per ogni partecipante. Io ho sviluppato il software che trasmette questi dati dalla barca al gommone dove abbiamo dei tecnici che controllano in real time ciò che sta succedendo. Questi dati sono fondamentali anche perchè alla fine della sessione vengono salvati e portati agli altri designer che li analizzano".

Un lavoro da vero e proprio genio informatico.

"Non esageriamo, ho solo fatto la mia parte e ho poi seguito la gestione, configurazione e installazione di tutta la parte IT (Information Technology, ndr)’".

Quando è nata l’opportunità di far parte di un team così ambizioso?

"Era il marzo del 2018 quando Gillo (Nobili, ndr) mi ha chiesto la disponibilità, diciamo che però forse è nato tutto un po’ prima perché già negli anni precedenti, prima delle varie Coppe America, ci incontravamo e lui si confrontava con me. La sua domanda tipica era: ma se tu dovessi fare questa cosa qui, come la faresti? Io gli davo dei pareri e nulla più, quando ho accettato la sua proposta dentro di me avevo un po’ un mix di emozioni: da una parte l’orgoglio e dall’altra il timore di non essere all’altezza".

Ogni dubbio invece è stato subito spazzato via dal momento che ha fatto un lavoro che è risultato eccezionale.

"Non so, questo non sta a me dirlo, ma mi sembra di aver capito di avergli dato quello che gli serviva".

Da Vetto alla Nuova Zelanda passando per Cagliari, dove avete lavorato per due anni nella base di Luna Rossa, cosa si porta dentro di questa esperienza?

"Mi sono trovato benissimo a Cagliari dove mi hanno accolto in maniera super sia all’interno della squadra che all’esterno, dove sono nate belle amicizie. Il team poi diventa una grande famiglia, vai in giro insieme e condividi tante esperienze. Qui in Nuova Zelanda è stato diverso, perché eravamo molto più impegnati: siamo arrivati ai primi di ottobre per mettere su la base e iniziare a navigare, abbiamo avuto meno tempo per conoscere il posto".

Cosa le manca di più della sua Vetto?

"Vedere gli amici, trovarsi per un aperitivo o fare un giro per i nostri paesaggi in tutta tranquillità e poi mi mancano parecchio i tortelli (ride, ndr) di tutti i tipi".

Prima di un bel piatto di tortelli però c’è un’altra sfida, la più importante, da vincere.

"Assolutamente, inizieremo il 6 marzo e ce la metteremo tutta. Certo non sarà facile perché New Zealand ‘gioca in casa’ e conosce meglio la situazione".

nelle foto, da sinistra,

Gilberto Nobili e Denis Corti