{{IMG_SX}}Rimini, 11 settembre 2008 - Nuovo stadio: la palla passa ad Eugenio Pari. Il capogruppo Pdci Rimini, prendendo atto del confronto all'interno del Pd, sottolinea come la città abbia una serie di emergenze, in primis asili, viabilità e rete fognaria e come la "stragrande maggioranza" dei cittadini non consideri lo stadio una priorità. "Non so quale potrà essere l'esito in Consiglio comunale, però credo si possano progettare interventi di miglioramento del 'Romeo Neri' con costi di un quarto rispetto a quelli di cui si parla, ma solo se si vogliono effettivamente realizzare le opere di miglioramento, perchè se l'Amministrazione non sapra' tener testa alle aspettative degli immobiliaristi, non ci potra' essere mediazione alcuna - si legge nel comunicato di Pari - in quanto diverrà evidente che a Rimini e nel centrosinistra stesso ci sono due modi diametralmente opposti di intendere lo sviluppo della citta' e di far fronte ai suoi problemi, governando le criticita' e cercando di dare risposte reali alle aspettative dei cittadini che, nella stragrande maggioranza, non considerano lo stadio una priorita'".

 


Riferendosi al confronto in seno al Pd, Pari aggiunge: "Quanto e' avvenuto e' importante perche' conferma quello che diciamo da tempo e cioe' che Rimini ha altre urgenze: asili, viabilita' e rete fognaria, solo per citarne alcune" Il fatto che lo stesso punto di vista sia stato presentato anche dalla base del Pd, significa che le nostre critiche non sono, come invece settori dell'Amministrazione vogliono far credere, svolte con fini elettorali", incalza Pari. E torna su un nodo per lui centrale: "Questo fatto politico permette un'altra riflessione su cui in maggioranza non si e' ragionato abbastanza: i cittadini riminesi e gli elettori del centrosinistra non considerano lo stadio come una priorita' e non sono pronti a sacrificare un altra parte della citta' sotto il peso delle edificazioni".

 


"Il progetto è cambiato decine e decine di volte - sottolinea - prima le curve, poi i cosiddetti moduli e cosi' via, ma mai e' cambiata l'entita' del motore immobiliare, in nessun caso sceso al di sotto della soglia dei 40.000 metri quadrati". E definisce lo stadio come una sorta di "cavallo di Troia" con cui "far passare l'ennesima colata di cemento in variante ai piani esistenti, affossando qualsiasi possibilita' di rinnovare e rifondare le politiche di governo del territorio a Rimini. Quelle politiche - conclude - su cui i cittadini nel 2006 hanno richiesto discontinuità e che il sindaco aveva promesso di garantire".