Rimini, 14 aprile 2018 - La notizia arrivata da Roma era quella attesa da tuta la città: il ‘Romeo Neri’ riapre le porte ai propri tifosi per il derby in programma domani contro il Romagna Centro, gara che potrebbe valere il ritorno nel calcio professionistico. A deciderlo è stata la Corte sportiva di appello nazionale della Figc che, alla presenza del patron Giorgio Grassi, ha accolto il reclamo presentato dal Rimini circa la decisione del giudice sportivo di far disputare, a porte chiuse, il derby di domani. La squalifica è stata tramutata in 1.000 euro di multa. 

Giorgio Grassi per il momento si gode la ‘vittoria’ nell’aula del tribunale sportivo. Ma la vittoria più bella Giorgio Grassi spera di ottenerla domani al ‘Romeo Neri’, giorno in cui il numero uno del Rimini potrebbe festeggiare la seconda promozione in due anni.

Patron, una prima battaglia è stata vinta...
«Sono felice. Lo sono per tutte gli appassionati a cui sarebbe dispiaciuto non assistere alla partita con il Romagna Centro. Gara piuttosto importante. E a Roma hanno capito che per il gesto di una persona non si poteva rovinare la festa a un’intera tifoseria. Sarebbe stata un’ingiustizia consumata nei confronti di migliaia di persone».

Come è andata in aula?
«Ho spiegato ai giudici quello che è stato il mio percorso etico-sportivo, quali sono i nostri valori. Ho spiegato loro che qualche ‘marachella’ in questi due anni i nostri tifosi l’hanno fatta, ma la società non c’è mai passata sopra. Ho raccontato il progetto Rimini, e penso che abbiano compreso di che cosa si tratta».

Ora non resta che festeggiare la serie C?
«Non diciamo niente, per carità. Pensiamo solo a prenderci questi tre punti, pensiamo che il traguardo è sempre più vicino e chiediamo ai tifosi di farci sentire tutto il loro calore».

Tutti allo stadio?
«E con un solo euro. Abbiamo deciso, visto che le ultime due partite della stagione sono fuori abbonamento, che tutti potranno sedersi sugli spalti del ‘Neri’ spendendo una cifra simbolica. Tutti si devono gustare quello che stiamo facendo».

Dal campo alla stanza dei bottoni dove si sta già programmando già il futuro. Novità?
«Ci stiamo proponendo all’imprenditoria locale, pensiamo a un azionariato diffuso. Una ventina di persone che insieme possono far diventare grande un club che è di proprietà della città. Questo è il mio modo di pensare il calcio. Ci sono imprenditori che hanno già dimostrato interesse, spero che alcuni di questi abbiano voglia di ‘sporcarsi le mani’ con la squadra della propria città. Ma eventualmente ci sono anche imprenditori da fuori che si dicono pronti ad acquistare delle quote».

Teme di restare solo?
«Andrei avanti anche da solo, io non sono sazio, ma la città deve capire che questo peso non posso sopportalo in solitudine. Ho l’ottimismo della volontà e in fin dei conti non stiamo chiedendo un impegno da milioni di euro, ma solo un aiuto per lo sport riminese. Più si sale di categoria, più i campionati sono difficili e le spese lievitano».

Ha un sogno?
«Vorrei che quello che abbiamo messo in piedi diventi una creatura della città di Rimini. E soprattutto vorrei vedere più giovani allo stadio».