Rimini, 18 settembre 2016 - All'inizio fu Rimini. Poi sul ‘Fellini’ venne giù di tutto: crac, inchieste, fine delle trasmissioni. Anche la Nordwind prese il volo, destinazione Ancona. Ma dopo ogni andata segue un ritorno, e la compagnia russa riplanò su Miramare. Un mese fa lo scippo: i signori passeggeri sono pregati di atterrare ad Ancona, E sono già quattro. Venerdì l’ultima (forse) inversione di rotta: da Mosca a Rimini, ma senza dire nulla agli amici marchigiani, che ieri hanno atteso invano lo sbarco dei russi. In tutto fanno cinque botta e risposta in questa surreale partita a tennis giocata in un giorno di nebbia. Stavolta c’è andata bene, ma i toni trionfalistici usati da AiRiminum non cancellano la sensazione che si tratti di una vittoria di Pirro. Portiamo a casa un Boeing carico di turisti, ma il parziale Russia-Italia è fermo sul 2 a 0. Siamo in guerra, dicono dai due aeroporti. Intanto il terzo gode.

E’ successo per anni con Bologna e Forlì: battaglie aeree che hanno fatto sparire dai radar tutta la Romagna. Rimini è tornata a volare (basso), Forlì è inchiodata a terra. L’aeroporto di Ancona zavorrato dai debiti tentò il colpo di coda, approfittando del blackout del Fellini. E’ finita con l’immagine del tabellone degli arrivi che annuncia un volo che non arriverà mai. Svanito nel triangolo Bologna-Rimini-Ancona, più vorace di quello delle Bermuda.