Rimini, 4 dicembre 2016 - In questi giorni si sta giocando una partita di grande importanza per la città: quella della cessione della Carim. Le grandi manovre in corso non coinvolgono solo dipendenti, azionisti e clienti dell’istituto di credito riminese. La banca è un prezioso patrimonio cittadino: negli ultimi cinque anni, tramite la Fondazione, ha garantito al territorio contributi per dieci milioni di euro. Ne hanno beneficiato in molti: arte e cultura, educazione e istruzione, assistenza anziani, volontariato e sviluppo locale. Il ‘polmone finanziario’ di Palazzo Buonadrata è stato decisivo soprattutto per l’università a Rimini. Un investimento strategico che ha ricevuto dal 1994 (anno del suo insediamento) ad oggi qualcosa come venti milioni di euro. Il campus è cresciuto in numeri e qualità ma ora, con la Fondazione a secco di risorse, dovrà fare i conti con un futuro più incerto.

La Carim doveva essere gestita meglio e sta pagando a caro prezzo i suoi errori come tante altre banche. Ma al territorio, da sempre, ha dato molto: sarebbe un delitto perderla nell’indifferenza generale.