Riccione, 8 settembre 2018 - Questa il Duce non se la sarebbe mai aspettata. Proprio nella sua Romagna, proprio dal genere femminile, cioè l’altra metà del mondo con cui si vantava di andare molto d’accordo. L’attacco stavolta non arriva dall’Associazione partigiani, dagli antagonisti di sinistra e dai centri sociali o dalla volontà politica di porre un ulteriore argine al marketing che ruota intorno a Benito Mussolini. Roba vecchia, lo studio del fascismo è sdoganato anche a Predappio, paese natale di Lui, dove sorgerà un museo dedicato al Ventennio e al Novecento.

Stavolta il figlio del fabbro finisce nel mirino per la morale. Ha vissuto fra marce trionfali, parate, guerre ma anche diviso fra moglie e amante. Da una parte Rachele, la consorte, dall’altra Claretta Petacci, la donna con cui ha condiviso l’ultima raffica a Salò. Le donne del Pd di Riccione non perdonano il tradimento. Memoria canaglia. Così invitano le coppie a disertare Villa Mussolini, brillante di restauro, dove molti giovani invece vogliono sposarsi.

La curiosità e l’originalità di pronunciare il sì dinanzi a un pezzo di storia è più forte della morale a scoppio ritardato. E le donne Pd di Riccione dimenticano che la passione è uguale a destra e a sinistra. L’amore clandestino fra due pilastri del Pci del Dopoguerra, Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, riempì i giornali, creò imbarazzi profondi nel partitone di allora, se ne occupò perfino il Comintern russo. Dove c’è un grande amore non ci sono mai colpe.

E se la legge vale per tutti, dobbiamo adeguare mezza Italia. Stop ai matrimoni e agli eventi nei comuni commissariati per mafia o travolti da scandali con mazzette, idem nelle chiese dove è passato qualche parroco pedofilo. Il fascismo ha fatto quello che ha fatto e la storia si è già pronunciata. Riposino in pace Togliatti, la Iotti, il Duce e Rachele e lasciamo che le coppie si scambino gli anelli sulla terrazza di Mussolini.