Fortunatamente anche la medaglia dell’Art Bonus ha due facce. Se la prima, quella del ‘mostro’ di Palazzo Gambalunga con i nuovi tubi di rame che deturpano il piano nobile dello stabile che ospita la Biblioteca è da nascondere, davvero benemerito è invece l’intervento ‘Le pietre raccontano’ recentemente inaugurato al ponte di Tiberio. Un’operazione di qualità, sostenuta grazie al finanziamento di Sgr, che contribuisce a valorizzare quello spazio che ha per fondale il nostro poderoso ponte romano, peraltro sulla linea già auspicata in queste pagine fin dal 1993 con forti e ripetuti interventi.

Pietre che, oltre ai fasti imperiali, raccontano purtroppo anche un evento di cui oggi tanto si parla e che alle 22 del giovedì santo del 1672 ha arrecato alla città danni terribili: il terremoto più catastrofico della nutrita serie riminese. I massi oggi sistemati ai bordi dell’invaso, infatti, facevano parte dell’ultima arcata del ponte di Tiberio verso Bologna, già danneggiata dai Goti nel 552, ed erano crollati per il sisma del 1672 e sostituiti con altri massi prelevati dai resti del ponte romano sull’Uso. Tre scosse praticamente senza preavviso, quelle del 1672, e per la città fu una tragedia epocale. Più di cento i morti, oltre 50 i feriti; le più importanti chiese della città e i principali palazzi rovinati a terra o scoperchiati; gran parte delle torri crollate compresa quella del palazzo comunale che, nella caduta, seppellì la dogana, il catasto e il carcere, uccidendo sotto le rovine anche tutti i prigionieri. Diroccato il Duomo (l’attuale Santa Colomba), crollate la chiesa dei Teatini sotto le cui macerie morirono numerosi fedeli; e la chiesa di San Giorgio spianata dal crollo di Palazzo Tingoli prospiciente l’attuale piazza Tre martiri; atterrata la celletta di Sant’Antonio da Padova in piazza, crollato il tetto dell’attigua chiesa di San Francesco da Paola (i Paolotti), della chiesa di San Bernardino, di Sant’Agnese; atterrata la chiesa della Colonnella. «Le fabbriche restate illese sono solamente la Fortezza, il Monte della Pietà, e la famosa Libreria Gambalunga, ben degno Asilo di Letterati per ricrear fra quei Volumi le menti ne gli ondeggiamenti di si funesto caso agitate ed oppresse». SE Allora anche il terribile sisma ha rispettato Palazzo Gambalunga, così non è stato ai giorni nostri in un semplice intervento per migliorarne la climatizzazione che ha dell’incredibile. Il caso del ‘mostro in Gambalunga’ come già lo chiamano è uno scempio che si autocertifica e non richiede commenti o confronti di opinioni. Un intervento peraltro non obbligato da alcuna necessità dato che, per un impianto non invasivo, di soluzioni alternative ce n’erano a iosa. Un caso a più mani davvero grave.Ma, se in un’amministrazione comunale può essere comprensibile l’ignoranza dei principi fondamentali del rispetto del patrimonio storico-artistico, così non è per la Soprintendenza, organo al quale la legge impone competenze e rigore.

Purtroppo non sono questi i tempi dei bei gesti ma, troppo spesso, quelli della presunzione che un’abile gestione mediatica possa nascondere anche errori macroscopici. Se si trattasse di una partita di scacchi tutto ok. Ma con la fruizione del patrimonio cittadino no. Non è accettabile. Peccato, perché nel passato esempi di buone prassi non sono mancate. Tra i non pochi casi va ricordato che nel 2009 l’allora presidente della Provincia Nando Fabbri, dopo essersi appropriato del dipinto di Bilancioni che raffigura il Kursaal per arredare gli uffici della giunta, dopo la battaglia del nostro giornale ha poi acconsentito a depositarlo al Museo.

I ‘Tuboni’ di Gnassi e Cozzolino(sindaco e soprintendente) sono reversibili, sentenziano sottovoce a Palazzo. Allora i responsabili ripristinino il malefatto in silenzio e l’errore sarà dimenticato. Ma finché il Mostro resterà al suo posto certificherà la loro assoluta mancanza di sensibilità nei confronti del patrimonio storico artistico pur dimostrata su tanti fronti con buone cose. Rimediate! Non rischiate di compromettere il vostro impegno e la vostra fama per un condizionatore. Perché il dissenso sullo sfregio a un palazzo tra i più prestigiosi della città sta aumentando - e in forma sommessa perfino anche nei vostri yesmen - e c’è già chi parla di ricorsi e di esposti contro la Soprintendenza. Meglio evitare e fare un bel gesto, peraltro dovuto: via il Mostro dalla Gambalunga.