Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, simbolo di amore e libertà
Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, simbolo di amore e libertà

Rimini, 17 agosto 2018 - Un bacio diventato simbolo di amore, passione e libertà. A suggellare il romantico sentimento fra Paolo Malatesta e Francesca da Rimini è stata la penna di Dante Alighieri che nella Divina Commedia li ha resi immortali, narrandone l’amore e la tragica sorte, uccisi entrambi per mano di Gianciotto, fratello e marito dei due innamorati. Ma a celebrare nei secoli questa eroina, con più di mille opere, sono stati innumerevoli letterati, scrittori e compositori, fra cui Silvio Pellico e Gabriele D’Annunzio.

Ieri come oggi la figura di Francesca continua infatti ad affascinare studiosi di tutto il mondo e, dopo i convegni a Rimini e Los Angeles, sono quest’anno Gradara e Milano a ospitare la decima edizione delle Giornate Internazionali Francesca da Rimini, curate da dieci anni da Ferruccio Farina, a cui partecipano sedici studiosi in arrivo da due continenti e cinque nazioni, fra cui Massimo Ciavolella, Remo Bodei e Giulio Ferroni. Il convegno «Francesca un mito senza confini» si apre il 28 e 29 settembre a Gradara, nella rocca, e gli incontri proseguono a Milano il 27 novembre al museo Poldi Pezzoli.

A inaugurare la manifestazione è un ciclo di appuntamenti, a partire da giovedì 23 agosto, alle 21, con la proiezione nella rocca dell’opera lirica «Francesca da Rimini» di Zandonai. Il castello malatestiano è inoltre cornice della mostra «Pellico ‘200 e Francesca d’Italia», dal 15 settembre al 7 ottobre. Il teatro Comunale apre invece le porte il 28 settembre, alle 21, a una serata dedicata al mito di questa donna nel cinema. Invece, la scelta di presentare l’evento a Gradara nasce da una considerazione ben precisa, come spiega Ferruccio Farina: "Delle dieci località che, nel tempo, si sono candidate come luogo ove può esser scoccato il bacio più celebre della storia, nessuna può vantare documentazione attendibile a sostegno delle sue tesi. In mancanza di fonti si può solo affermare che il mito di Francesca è figlio delle terre malatestiane, delle terre calde e passionali di Romagna e dell’Italia romantica. Ed è lecito, perciò, affermare che Gradara, tra le possibili o impossibili rocche malatestiane in ‘concorso’, può rivendicare il suo primato non per storia, ma per il fascino potente della sua rocca che ha saputo collocarsi nell’immaginario collettivo come sintesi del mondo medievale di cui Francesca è poetica espressione".

Inoltre, negli ultimi due secoli, la creatura dantesca si è trasformata nell’immaginario popolare da peccatrice in eroina dell’amore che tutto vince e oggi rappresenta valori positivi e intramontabili. Ma non solo. Infatti, le Giornate di studio concentrano l’attenzione anche sulla violenza di genere, di cui Francesca è stata emblematica rappresentazione. Un tema che viene affrontato nello spettacolo 'E ‘L mondo ancor m’offende', un testo di Giuliano Taurone, in scena dal 1° ottobre nelle scuole di Pesaro e Urbino, un sensibile invito ai giovani a riflettere su questa piaga sociale.