Paolo Fresu
Paolo Fresu

San Marino, 16 novembre 2018 - Caos e perfezione. Bellezza e devastazione. Una vita vissuta da genio della musica, tra eccessi e fama. Con un finale tragico che l’ha consegnato alla storia. Un volo da una finestra di un hotel di Amsterdam. E’ una figura controversa e affascinante quella di Chet Baker, tra i più grandi musicisti del Novecento. Un artista a cui il trombettista jazz Paolo Fresu dedica uno struggente spettacolo. Accompagnato da un cast di attori e musicisti, Fresu porta in scena a San Marino Tempo di Chet. La versione di Chet Baker, sabato 17 novembre, alle 21. Il teatro Nuovo si trasforma in un bar. Crollato sul bancone c’è un uomo. E’ Chet. Fra sogno e ricordo, lo visiteranno le ombre del suo passato: figli, genitori, mogli, fan, critici e pusher.

Cosa mette in luce di questo personaggio leggendario?
«Raccontiamo l’uomo e l’artista. La sua dualità è pazzesca. Una faccia da angelo, bello come James Dean, una poesia musicale unica e allo stesso tempo protagonista di una vita dissoluta. Raccontiamo un uomo fragile con un grande talento. Quando Charlie Parker lo sentì rimase sconvolto».

La sua musica era perfetta.
«Viveva uno strano contrasto: un disordine nella vita e un rigore architettonico nella musica, che era limpida e logica. Forse una delle più razionali della storia del jazz».

Perché porta in scena Baker?
«E’ la prima volta che lavoro in un’opera teatrale di questo tipo, ma dopo 35 anni sui palchi ho pensato fosse il momento. E’ una grande esperienza. Mi è venuta l’idea di uno spettacolo su di lui perché è il mio maestro ideale insieme a Miles Davis e poi è molto amato. Ha una biografia affascinante e la sua morte è mitica. Anche il cinema l’ha celebrato. Un mito entrato nell’immaginario collettivo che andava raccontato anche per capire come fosse riuscito a toccare corde così profonde».

Che musiche ha scelto?
«La maggior parte sono brani originali scritti da me, con cui sottolineo passaggi della sua vita. I titoli si ispirano ai luoghi che frequentava o ai medicinali che assumeva. E poi ci sono alcuni suoi cavalli di battaglia, come Blue room che reagalerà una sorpresa».

Lo ha mai incontrato?
«L’ho sentito suonare e l’ho incontrato una volta nel 1983. Suonavo a un festival jazz di Sanremo e la sera quando stavo deponendo gli strumenti mi ha fatto i complimenti. E’ stato estremamente gentile. L’ho rivisto anni dopo in un hotel di Parigi, aveva una tromba avvolta dentro a un foglio di giornale, ma non ho avuto il coraggio di salutarlo».

Lei è spesso in tournée in Romagna, come vede la scena musicale?
«È una terra ricca ed è uno dei luoghi in cui mi trovo meglio. Ci sono festival interessanti e musicisti molto bravi. C’è anche una grande idea di festa. Anche la mia musica è un’idea di festa anche se malinconica. E poi tra i generi che amo c’è il liscio, sono le musiche che suonavo da giovane nei complessi di musica da ballo».

Uscirà un nuovo album?
«Ho pubblicato con la mia etichetta il disco Tempo di Chet, che si trova solo alla fine dello spettacolo. La prossima settimana uscirà il disco Danse mémoire, danse e poi c’è il libro, appena pubblicato, Poesie jazz per cuori curiosi».