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Andrea Pennacchi da ‘Propaganda live’ a Santarcangelo con Pippo Civati

Giovedì 17 agosto, alle 21, nella splendida cornice del Museo Etnografico di Santarcangelo, lui e l’amico Civati, terranno uno show dal titolo “Da Shakespeare al Pojana” nell’ambito del ‘Wereading Festival’

Andrea Pennacchi

Andrea Pennacchi

Rimini, 16 agosto 2023 – Shakespeare ha aiutato Andrea Pennacchi, scrittore, autore, drammaturgo, attore, e altre persone come lui, a conoscere meglio l’umanità. Lo afferma l’artista stesso, sapendo bene della popolarità di Shakespeare e considerando che da anni, insieme a Pippo Civati, offre agli spettatori un incontro letterario ad alto tasso umano e per certi versi comico.

Giovedì 17 agosto, alle ore 21, nella splendida cornice del Museo Etnografico di Santarcangelo, lui e l’amico Civati, terranno un reading dal titolo “Da Shakespeare al Pojana” nell’ambito del “ Wereading Festival” giunto alla settima edizione.

Pennacchi, lei è per tutti il Pojana, colui che con una battuta, fa riflettere divertendo.

“Sono anche altro, ma quel personaggio della trasmissione de La7 Propaganda Live è diventato, a suo modo, un punto di riferimento per tanti, soprattutto per chi vuole riflettere. Si tratta di una macchietta, ovviamente, sapientemente costruita e resa credibile dai tanti riferimenti all’attualità politica e sociale che mi circonda”.

E che affinità ha con Shakespeare?

"Personalmente tante, il Pojana è un personaggio del popolo. William Shakespeare è ispirazione di motivi cinematografici, letterari e artistici, che riescono a scandagliare i comportamenti umani. Proprio questo aspetto mi ha fatto appassionare al drammaturgo inglese da sempre associato alla tradizione e mi ha indotto a servirmene, e a scrivere il libro Shakespeare and me, un viaggio appassionante nel suo universo, che poi è quello di tutti e per tutti".

I testi di Shakespeare sono una lente con cui leggere la contemporaneità?

“Uno strumento a disposizione di chiunque, perché lo scrittore inglese è popolare e contemporaneo in tutti i suoi racconti. Le sue opere e i suoi personaggi gli hanno cambiato la vita, perché le storie che racconta modificano il mondo, una persona alla volta”.

Con Civati una grande empatia?

“Siamo un po’ Stanlio e Ollio. Quando abbiamo deciso di portare in giro per l’Italia questi incontri, sapevamo che avremmo riso tanto, inoltre c'è molta stima, molta complicità".

In luglio è uscito un film che la vede protagonista. Come concilia tutto?

"Un film sulla perdita dell'innocenza. Anzi, di molte innocenze: ne ‘Le mie ragazze di carta’, per la regia di Luca Lucini, c'è una toccante riflessione sugli effetti che il boom economico ha avuto sul carattere degli italiani. Tv, cinema, teatro, incontri. Tutto è arte, il nucleo radiante che fa diventare intensa e bella la narrazione di quello che fai e che anche nelle diverse forme, da stimoli per continuare a fare, a crescere"

Perché afferma che Santarcangelo è la "parola chiave del teatro"?

"Questo borgo romagnolo è mitico e uso questa aggettivo senza esagerare. Ci sono andato molte volte da spettatore ed ogni volta capisco che per il teatrante, qui trova casa, ispirazione, lo spirito giusto per entrare nella parte. In Veneto quando si parla di Santarcangelo si aprono i polmoni, si arieggia con la voce e se dise: Ahhh Santarcangeloo, che beo".