Rimini, 10 aprile 2013 - Questa volta i carabinieri hanno dimostrato che a governare l’intreccio tra criminalità e finanza all’ombra del Titano, c’era il boss in persona, Carmine Schiavone, figlio di Sandokan e a capo del clan da quando è stato arrestato Nicola. Carmine, finito in manette lo scorso gennaio, è stato raggiunto ieri da un’ordinanza di custodia della Dda di Napoli assieme ad altre 23 persone mentre 42 sono in tutto gli indagati per l’operazione ‘Titano’ (guarda le foto). I carabinieri di Caserta con i colleghi di Rimini ieri hanno ammanettato cinque persone, 4 di Riccione e uno di Rimini, tutti riconducibili ai clan casalesi che gestivano il traffico di stupefacenti e avevano in custodia le armi della camorra.

Basisti per il clan dei casalesi i 5 riminesi dell’operazione arrestati a vario titolo per l’ associazione di tipo mafioso, riciclaggio attraverso società di capitali a San Marino e spaccio di stupefacenti. Roberto Bellarosa, imprenditore di 51 anni, residente a Riccione, Guido Montebelli, 54, di San Clemente, residente a Riccione dove ha gestito un hotel dopo aver avuto un bar a Riccione fino al 2011, Roberto Santirocco, 41, nato a Bari, ma residente a Riccione, Laureta Lufo, 39, ‘Laura’ albanese residente a Riccione, e Erjon Saliu, albanese di 30, residente a Rimini. Tutti e 5, per gli inquirenti napoletani, in più occasioni, si sarebbero prestati a detenere ingenti quantità di stupefacenti e armi per il clan di Carmine Schiavone, figlio di Francesco ‘’Sandokan’’ Schiavone.

Montebelli, secondo gli inquirenti campani, aveva messo a disposizione il suo bar riccionese per far nascondere la droga destinata alla Riviera. Tra i carichi di droga stoccati nel bar di Riccione, forniti da Francesco Agostinelli, di Fano, e Francesco Sinatra, c’è quello per la feste di fine anno del 2009. Montebelli poi con la 39enne albanese era addetto anche a detenere le armi del clan che servivano per estorsioni e intimidazioni. Bellarosa, un tempo titolare di un lavanderia industriale, e Santirocco si occupavano soprattutto di spacciare al dettaglio lo stupefacente.

Riccardo Agostini invece, ex questore, avvocato, ora radiato, pesarese con studio anche a Cattolica, avrebbe avuto il compito di fornire consulenza legale alle parti per consentire di occultare la partecipazione dei finanziamenti camorristici in Fincapital (di cui sarebbe stato consapevole). Tra i 42 indagati nell’operazione ‘Titano’ tornano i nomi di Livio Bacciocchi, notaio e avvocato sammarinese che di fatto gestiva la finanziaria Fincapital, quello di Oriano Zonzini, direttore Fincapital alle dipendente di Bacciocchi e Roberto Zavoli, l’imprenditore edile sammarinese che aveva intrattenuto rapporti d’affari con Francesco Vallefuoco.

Lo stesso Vallefuoco è indagato sia dalla Dda di Bologna che da quella di Napoli e già detenuto per essere il mediatore degli affari dei casalesi. A Vallefuoco il nuovo arresto è stato notificato in carcere. Secondo questa nuova inchiesta della Dda Carmine Schiavone ‘vigilava’ anche sulla vendita degli appartamenti costruiti da Zavoli con i soldi della Fincapital. Sono quindi scattati i sequestri di una Ferrari Scaglietti, targata San Marino e di 5 villette a Montegrimano Terme, al confine sammarinese, tutto riconducibile a Fincapital.

Lorenza Lavosi