56enne Bergamasco Dichiarato Incapace di Intendere e Volere per Violenza Sessuale su Minori

Un 56enne bergamasco è stato dichiarato incapace di intendere e volere a un processo per violenza sessuale su minori. I giudici hanno emesso una sentenza di non luogo a procedere, con possibili ripercussioni sull'altro processo a suo carico.

56enne Bergamasco Dichiarato Incapace di Intendere e Volere per Violenza Sessuale su Minori

56enne Bergamasco Dichiarato Incapace di Intendere e Volere per Violenza Sessuale su Minori

Era finito a processo, davanti ai giudici del Collegio del tribunale di Bergamo, dovendo difendersi dall’accusa pesantissima di violenza sessuale su minori. L’uomo, un 56enne bergamasco, è stato però dichiarato dai periti incapace di intendere e volere e per questo motivo i giudici hanno emesso una sentenza di non luogo a procedere. Sentenza che rischia di avere ripercussioni anche sull’altro processo che vede implicato l’uomo, di professione gioistraio, in questo caso per fatti che sarebbero avvenuti in provincia di Rimini tra il 2018 e il 2019. Per i fatti riminesi, le accuse a suo carico sono di adescamento di minori e detenzione di materiale pedopornografico. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 56enne - arrivato nel Riminese in concomitanza di una delle grandi fiere della provincia - avrebbe approfittato della sua posizione di addetto al ritiro dei biglietti del luna park per avvicinare ragazzini di 13-14 anni, che venivano adescati con la promessa di regalare loro dei gettoni per gli autoscontri o altre giostre. In quel modo sarebbe riuscito ad ottenere il numero di telefono di alcuni minori, iniziando nei giorni seguenti a inviare loro messaggi sempre più spinti attraverso WhatsApp o Messenger. Una escalation che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, arrivata addirrittura a richieste esplicite di foto di nudo. A far scattare l’allarme erano stati gli stessi genitori dei ragazzi, che una volta scoperto tutto erano corsi immediatamente a denunciare l’accaduto. Il 56enne si è così ritrovato a processo, difeso dall’avvocato Cinzia Bonfantini. La stessa difesa ha chiesto per lui una perizia medica per accertare la capacità di intendere e volere, sostenendo che l’imputato sarebbe affetto da una disabilità intellettiva.