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26 mag 2022

A processo per abuso d’ufficio Assolta dirigente comunale

Misano, indagine partita nel 2017 e legata a una ristrutturazione edilizia da parte di un privato

26 mag 2022
La dirigente comunale di Misano è stata assolta perché il fatto non sussiste
La dirigente comunale di Misano è stata assolta perché il fatto non sussiste
La dirigente comunale di Misano è stata assolta perché il fatto non sussiste
La dirigente comunale di Misano è stata assolta perché il fatto non sussiste
La dirigente comunale di Misano è stata assolta perché il fatto non sussiste
La dirigente comunale di Misano è stata assolta perché il fatto non sussiste

Assolta con formula piena in quanto il fatto non sussiste. Si è conclusa in questo modo la battaglia legale del dirigente del Sue (Sportello unico edilizia) del Comune di Misano, Rita Simoncelli, difesa dall’avvocato Maurizio Ghinelli. La Procura ne aveva chiesto il rinvio a giudizio ipotizzando per lei il reato di abuso d’ufficio continuato nel periodo compreso tra il novembre del 2017 e il maggio del 2018. Gli inquirenti ritenevano che la dipendente pubblica avesse commesso una serie di ripetute violazioni delle norme nazionali e regionali, dei regolamenti comunali e del piano regolatore di Misano. Tesi che è sempre stata respinta con forza dall’imputata e dal suo legale, l’avvocato Ghinelli, che nel corso del processo ha prodotto numerose memorie difensive al fine di comprovare la legittimità dell’operato della dirigente. L’indagine ruotava attorno ad una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) presentata da un privato nel 2017.

Quest’ultimo, dopo aver demolito un capanno condonato, era infatti intenzionato a ricostruirlo, mantenendo lo stesso volume, in un lotto di sua proprietà. Nello stesso terreno era presente anche un basamento in cemento, risultato poi essere abusivo: anziché demolirlo, il cittadino aveva chiesto di poterlo sanare, previo pagamento di una multa, e di utilizzarlo come base di partenza per la nuova opera. Un’operazione di ristrutturazione edilizia ‘traslata’, che secondo gli inquirenti avrebbe portato un indebito vantaggio al privato e che da regolamento non sarebbe stato possibile svolgere all’epoca dei fatti. La dirigente, dal canto suo, ha sempre affermato di aver agito attenendosi a quelle che erano le normative in vigore. Una versione, la sua, suffragata anche dalla perizia del consulente tecnico di parte, l’ingegnere Ermete Dalprato.

Alla fine il giudice ha riconosciuto le ragioni della dirigente e la correttezza delle decisioni prese, assolvendola con formula piena dalle accuse che erano state mosse a suo carico.

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