Rimini, 14 settembre 2021 - Sabato mattina – poche ore prima di seminare il panico sul lungomare di Rimini – il richiedente asilo Somane Duula si era presentato in questura per denunciare, con tanto di referto medico, una presunta aggressione subita da un altro straniero (di cui non ha fornito il nome) all’interno della struttura della Croce Rossa di cui era ospite a Riccione, "circostanza che però al momento non ha trovato riscontro".

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È questo uno degli elementi (che dovrà essere valutato dagli inquirenti) emersi ieri nel corso della conferenza stampa alla presenza del procuratore capo Elisabetta Melotti, del sostituto procuratore Davide Ercolani, del questore di Rimini Francesco De Cicco, del comandante della Squadra Mobile Mattia Falso e di quello della squadra Volanti Veronica Bustrenghi. Domenica mattina il 26enne somalo è stato portato in ospedale per una prima valutazione psichiatrica, e anche qui avrebbe parlato, in maniera sconnessa e caotica, di presunti episodi di persecuzione di cui sarebbe stato vittima in passato. Dichiarazioni confusionarie, forse frutto del delirio una mente problematica, ma che dovranno essere oggetto di approfondimento.

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"Ritengo che allo stato attuale sia opportuno evitare qualsiasi valutazione o anticipare qualsiasi giudizio", ha premesso il procuratore capo Melotti, fornendo ulteriori dettagli rispetto alla ricostruzione fatta domenica. Duula – che sabato scorso ha accolellato cinque persone, incluso il piccolo Tamin di soli 6 anni, le due controllore che lo aveva fermato per chiedergli il biglietto, oltre ad una 27enne pesarese e una 77enne di Brugliasco – risulta indagato per cinque tentati omicidi, ma le accuse nei suoi confronti potrebbero essere rimodulate in base ad un esame più approfondito delle ferite riportate dalle quattro donne (non tutte della stessa entità) e dal bambino.

Al 26enne vengono contestati i futili motivi. Non vi sono, allo stato attuale, "elementi che facciano propendere per un gesto premeditato". A bordo della linea 11 ha portato con sé sei lame: cinque coltelli di tipo "Kaimano" (usati generalmente come posata per la carne) e una forbice con cui ha raggiunto al collo il piccolo Tamin. Un coltello è stato utilizzato per ferire le controllore, un altro per colpire le due donne incontrate durante la fuga, mentre una confezione con tre lame è stata rinvenuta sul bus. Per quanto riguarda le ultime tre aggressioni, compiute una volta sceso dall’autobus, avrebbe agito in maniera casuale, vibrando colpi alla cieca, anche se una delle donne ferite avrebbe dichiarato che non stava ostruendo il suo cammino. "Avrebbe potuto colpire chiunque" hanno detto gli inquirenti.

Anche su questa dinamica, ha ribadito la procura, occorrerà comunque svolgere dei doverosi approfondimenti. Esclusa, ad ogni modo, la pista del terrorismo, che pure in un primo momento era stata presa in considerazione. Il vero mistero resta dunque quello legato al movente, anche se tutto potrebbe essere riconducibile, molto semplicemente, ad un momento di pura follia. "Per un quadro più preciso – ha aggiunto la Melotti – occorrerà aspettare l’esito dell’interrogatorio di garanzia (in programma nella giornata di oggi, ndr)". Interrogatorio che è stato rinviato perché non è stato possibile reperire un interprete di lingua somala. L’assalitore, che l’altra notte verso le 2 è stato subito ascoltato dal pm Ercolani, si è avvalso della facoltà di non rispondere. È difeso dall’avvocato Maria Rivieccio.