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10 giu 2022

Accoltellò il compagno, fu legittima difesa

Assolta una 32enne riminese accusata di lesioni aggravate. Lui la picchiava e la maltrattava, lei lo ha colpito a un braccio

10 giu 2022
L’episodio, che risale al febbraio del 2019, era arrivato al culmine di una relazione cominciata 2 anni prima
L’episodio, che risale al febbraio del 2019, era arrivato al culmine di una relazione cominciata 2 anni prima
L’episodio, che risale al febbraio del 2019, era arrivato al culmine di una relazione cominciata 2 anni prima
L’episodio, che risale al febbraio del 2019, era arrivato al culmine di una relazione cominciata 2 anni prima
L’episodio, che risale al febbraio del 2019, era arrivato al culmine di una relazione cominciata 2 anni prima
L’episodio, che risale al febbraio del 2019, era arrivato al culmine di una relazione cominciata 2 anni prima

Ha dovuto affrontare un lungo processo, dal quale è uscita con una piena assoluzione. Protagonista di questa vicenda una riminese di 32 anni, che aveva accoltellato al braccio il compagno che la stava pestando a sangue. La donna, difesa dall’avvocato Francesca Romana Dotti, ha invocato la legittima difesa. Anche la Procura ha riconosciuto le sue ragioni, chiedendo per lei l’assoluzione. Richiesta accolta dal giudice monocratico del tribunale di Rimini. In aula, la 32enne ha raccontato di aver agito perché esasperata dai continui maltrattamenti e dalle botte a cui nel tempo l’aveva sottoposta l’allora fidanzato, un albanese di un anno più giovane di lei, e per salvarsi dopo che lui l’aveva colpita al collo con una pesante scultura in gesso.

L’episodio, che risale al febbraio del 2019, era arrivato al culmine di una relazione cominciata circa due anni prima. La riminese e l’albanese si conoscono in un bar, grazie a degli amici comuni, e da quel momento iniziano a frequentarsi. E’ lui a farsi avanti, mostrandosi gentile e romantico, tanto da riuscire a fare breccia nel suo cuore. La riminese è così presa da quella storia, che decide di invitare l’albanese a vivere con lei. E’ proprio durante la convivenza, però, che iniziano a presentarsi i primi problemi. Lui comincia a mostrarsi molto geloso e possessivo, tanto da impedirle di frequentare altre persone. Da lì si passa rapidamente agli insulti e alle umiliazioni, quasi quotidiane, e sempre più pesanti. Qualche volta, secondo la testimonianza della donna, il compagno arriva persino a metterle le mani addosso. Lei, forse per paura, continua a subire in silenzio, rinunciando persino ad andare in pronto soccorso. A un certo punto, però, arriva la goccia che fa traboccare il vaso. La riminese bussa alla porta della Questura e, di fronte agli agenti, si trasforma in un fiume in piena, raccontando tutte le vessazioni subite dal fidanzato. Sulla base del suo racconto, viene emesso un provvedimento di ammonimento da parte del questore di Rimini. Ammonimento che però decade dopo un paio di mesi. A chiedere di ritirarlo è proprio la donna: il compagno è infatti tornato da lei in ginocchio, chiedendole scusa, e lei alla fine si è convinta a dargli fiducia, Tornano insieme, ma dopo poco il copione si ripete. Al culmine dell’ennesimo, violentissimo litigio, lui aveva impugnato un soprammobile in gesso, colpendola al collo e mandandola a sbattere contro il tavolo. Lì sopra la 33ene aveva trovato il coltello da pane. Senza pensarci due volte, lo aveva usato per difendersi dal compagno che stava tornando alla carica. Lui era corso di fuori, con il braccio sanguinante, e si era precipitata in Questura, sostenendo di essere stato ferito dalla fidanzata. Quando il piantone l’aveva invitato ad entrare, però, se l’era data a gambe. Un’ora dopo era arrivata anche la giovane. Nei suoi confronti era scattata una denuncia per lesioni aggravate. Il suo ex compagno al momento si trova in carcere in Albania.

Lorenzo Muccioli

© Riproduzione riservata

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