Rimini, 24 luglio 2019 - «Scusi, si può spostare? Devo entrare per andare al lavoro». Lui, un barbone ubriaco intento a scolarsi una birra, per tutta risposta, ha colpito alla testa con la bottiglia un dipendente dell’agenzia «Info alberghi». Poi, dalla colluttazione che ne è nata, i due si sono reciprocamente scaraventati contro la vetrata del negozio attiguo, sfondandola e finendo sopra la scrivania di una povera impiegata di un altro ufficio. Ecco il bollettino di un’aggressione vera e propria, avvenuta, in pieno giorno, nel cuore del centro di Rimini, in via Gambalunga.

Sono circa le 16 di ieri pomeriggio quando tutto ha inizio. Il gradino che si trova all’ingresso della sede di «Info alberghi», nella centralissima via Gambalunga, da mesi viene usato da sbandati e ubriachi come ‘panchina-rifugio’ dove scolarsi qualche birra. Di notte, ma soprattutto di giorno, quando il sole cocente batte e quell’angolo si trasforma nell’unica oasi all’ombra per chi non ha un posto dove andare. Ed anche ieri la scena si ripete. Un ubriaco sta bevendo una birra quando sopraggiunge la segretaria dell’agenzia che cura anche la pubblictà degli hotel. La donna gli chiede gentilmente di spostarsi.

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Lui non si muove, anzi, una volta entrata la ragazza nel luogo di lavoro, inizia a battere contro la vetrata. Ed è qui che entra in scena Marco, un collega della giovane. «Apro la porta e gli dico di smettere, cercando di allontanarlo– spiega l’uomo – ma lui, per risposta, mi colpisce alla testa con una bottiglia. Ci prendiamo a pugni e nella foga ci sbattiamo contro la vetrata di un altro ufficio, sfondandola. Cadiamo sulla scrivania di una ragazza, spaventatissima. Io ho riportato qualche graffio e un bernoccolo alla testa. Ma è la situazione che è esasperante. Non ne possiamo più. Da mesi segnaliamo la presenza di tossicodipendenti, clochard, gente che urina contro le nostre vetrate o si siede davanti alla nostra sede per bere alcol. Non siamo padroni di fare più nulla. E se protestiamo, veniamo pestati. Questa situazione è intollerabile».