Reception (immagine d'archivio)
Reception (immagine d'archivio)

Rimini, 26 maggio 2020 - ​Aveva preso in affitto un hotel a Marina centro a fine 2019. E aveva fatto molti sogni sulla gestione di quell’albergo, coinvolgendo tutta la sua famiglia. Non sapeva l’albergatore riminese (assistito dagli avvocati Massimiliano Angelini e Raffaella Balzi) che la sua vita, come quella di tutti, sarebbe stata sconvolta dall’arrivo del coronavirus. L’uomo aveva stipulato un regolare contratto di affitto di azienda dell’hotel con la società, proprietaria della struttura, E come avviene in queste circostanze, le due parti si erano anche accordate con la consegna di assegni dati come garanzia da parte dell’affittuario. Assegni che non sarebbero stati incassati, almeno secondo gli accordi. Insomma, a garanzia c’erano più di 200mila euro, almeno sulla carta. L’albergatore avrebbe versato alla società il regolare affitto mensile, affitto che sarebbe stato coperto dagli incassi ottenuti con il suo lavoro.

Ma tutti i piani sono stati stravolti a fine febbraio quando, dal nulla, è comparso il coronavirus. Il resto è storia con gli hotel chiusi per tre mesi a causa del lockdown. L’albergatore ha così cercato subito un accordo con la proprietà: "Non ho potuto lavorare a causa del virus, non posso pagare i canoni di affitto da marzo a maggio". Pensava che sarebbe stato facile trovare un’intesa alla luce di quanto era accaduto. L’uomo, invece, si è sentito rispondere che il 31 maggio la società avrebbe mandato all’incasso in primo assegno dato in garanzia, da circa 12 mila euro. Così, sconvolto e terrorizzato, l’albergatore si è immediatamente rivolto all’avvocato Angelini.

Il legale riminese ha immediatamente presentato ricorso d’urgenza (per esattezza in base all’articolo 700 del codice di procedura civile) al tribunale di Rimini. E’ stato fatto presente che l’albergatore non poteva pagare, non per sua negligenza, ma a causa dell’emergenza sanitaria, tra l’altro ancora in corso e con l’attività ancora chiusa. E il giudice della sezione unica civile del tribunale di Rimini, dopo aver esaminato il ricorso e, senza aver ascoltato la controparte, gli ha dato ragione, ordinando che non solo il primo, ma, invece, tutti gli assegni dati in garanzia non venissero incassati dalla società proprietaria dell’hotel. Il giudice, Silvia Rossi, ha anche fissato per la discussione un’udienza al prossimo sei giugno.