Rimini, 27 aprile 2018 - Una battaglia disperata contro il tempo e contro la giustizia inglese. «Una lotta fino all’ultimo per portare Alfie in Italia». A parlare è Monica Boccardi, avvocato riminese che insieme ad altri tre colleghi Filippo Martini di Imola, Mariastella Paiar di Trento e Claudio Corradi, tutti membri dell’associazione «Giuristi per la vita» rappresentano Tom e Kate Evans, i giovanissimi genitori di Alfie, il bambino di 23 mesi che da quando ne aveva 7 vive nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool, affetto da una gravissima malattia degenerativa. Al legale riminese ed ai suoi colleghi la famiglia Evans si è rivolta con un unico scopo: «Aiutateci a salvarlo, a portarlo via dall’ospedale di Liverpool».

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Spiega l’avvocato Boccardi, già candidata nelle amministrative del 2016 a Rimini con «Il popolo della famiglia», e ieri pomeriggio ospite in Rai di La vita in diretta: «Tom e Kate Evans sono arrivati a noi tramite un’attivista americana Pro life già nel luglio scorso affinché trovassimo un ospedale italiano disposto ad accogliere Alfie per una diagnosi della sua malattia e relativa cura. Ci siamo attivati subito ed abbiamo trovato la disponibilità del ‘Bambin Gesù’ tanto che in settembre tre specialisti hanno potuto vedere e visitare il piccolo, ma Alfie è ancora là a Liverpool. La corte d’appello inglese ha respinto il ricorso degli Evans per il trasferimento in Italia».

Il padre Tom ieri ha detto in tv che suo figlio è ostaggio dell’ospedale di Liverpool. Eppure Alfie ha anche la cittadinanza italiana. «Proprio ieri abbiamo depositato al consolato di Londra direttamente al console generale un ricorso urgente per far sì che il console che ha la titolarità come giudice dei minori nostri connazionali faccia un provvedimento per consentire il rimpatrio in Italia di Alfie e della sua famiglia. Lui si trova in una condizione di minorata difesa e va tutelato. E’ una lotta impari, Alfie è come Davide contro Golia, ma è un guerriero, da più di 66 ore sta respirando senza l’ausilio dei macchinari dopo che i sanitari avevano profetizzato che dopo un’ora sarebbe morto. La nostra è una lotta disperata, contro la cultura della scarto che vige in Gran Bretagna. Il giudice ha definito una vita ‘futile’ quella di Alfie che ha diritto di poter avere tutte le cure possibili dove vuole la sua famiglia,e non obbligato, per una sentenza assurda, ad attendere la morte nell’ospedale di Liverpool», conclude l’avvocato riminese.

L'EDITORIALE Rispetto e dignità - di P.GIACOMIN