Lo skipper Max Sirena, 47 anni (Ansa)
Lo skipper Max Sirena, 47 anni (Ansa)

Rimini, 28 aprile 2019 - Massimiliano ‘Max’ Sirena, velista riminese classe ’71, ha già vinto due Coppa America: nel 2010 con Bmw Oracle, e nel 2017 con New Zealand. Oggi, nel ruolo di skipper, è alla guida  del team Luna Rossa per Auckland nel 2021.

Max Sirena, lei ha già vinto due edizioni della Coppa America, l’ultima con New Zealand, nel 2010 con Bmw Oracle. Non basta?
«Questa sarà la mia settima – sorride il 47enne skipper riminese –. Non basta mai, continui cocciutamente, a costo di stress fisici e mentali, che coinvolgono anche la mia famiglia; continui fino a quando senti il bisogno di essere a lottare e competere con i migliori».

Come è arrivato nel grande circo della Coppa America?
«In modo molto fortuito, a 24-25 anni, avevo già vinto molte regate nazionali e internazionali. Venni chiamato a far parte dell’equipaggio di barca di Patrizio Bertelli; quando Bertelli decise di lanciare la prima sfida di Luna Rossa, venni chiamato a fare le selezioni».

Un italiano su barca italiana: Luna Rossa ha chance di vincere?
«Per sfidare New Zealand prima dobbiamo prima battere tutti gli altri concorrenti. Vincere la Coppa America è difficilissimo, quasi impossibile, ma noi con Luna Rossa ce la giocheremo. I monoscafi AC75 (scelti per questa edizione della Coppa America, ndr) sono barche emozionanti e molto performanti, si raggiungeranno velocità altissime, anche sopra i 40 nodi».

È vero che da bambino faceva ‘deviazioni’ per vedere il mare andando a scuola?
«Ho avuto sempre una forte attrazione dal mare, dai suoi suoni, colori e odori. Una volta al giorno dovevo in qualche modo vederlo e ammirarlo, lasciandomi catturare dal suo fascino e dalla voglia di poterlo in qualche modo navigare con qualsiasi mezzo».

In classe voleva stare vicino alla finestra, e la apriva per ‘sentire l’odore del mare’?
«Sì, ho sempre cercato di avere un banco accanto alla finestra, volevo vedere le piante muoversi e sentire l’odore della salsedine, anche in inverno. Avevamo una professoressa che aveva sempre freddo e si arrabbiava quando aprivo la finestra».

Ma che cos’è davvero il mare per lei?
«È un po’ come il cielo, è diverso ogni giorno. Mi ha sempre affascinato fin da piccolo perché era un modo per me per sentirmi indipendente in un ambiente affascinante che mi ha insegnato tanto. E, nel tempo, è poi diventato l’ambiente di lavoro, come il mio ufficio, negli ultimi 25 anni ho forse trascorso più tempo in diversi mari del mondo che a terra».

Quando ‘stacca’ in vacanza ci va con una barca da crociera: è vero o è una leggenda?
«No, è vero. Quando posso con la mia famiglia andiamo in barca, è un modo unico per stare insieme riuscendo a staccare con il mondo esterno. E la cosa bella è che la barca è comunque un ambiente piccolo rispetto, ad esempio, a una casa, quindi i rapporti anche familiari vengono messi alla prova e rafforzati, ma in primis è un modo per trasmettere la mia passione e amore per il mare ai miei figli. L’ambiente marino ti dà serenità e ti insegna molto il rispetto della natura».

Lei viene da una famiglia di albergatori: ha ‘fatto la stagione’ in hotel?
«Purtroppo l’abbiamo venduto che avevo poco più di 10 anni, ma a quei tempi si iniziava presto ad aiutare in famiglia. In estate, finita la scuola, eravamo tutti a lavorare, io dovevo rifornire i frigo con le bevande per la sala da pranzo, ma appena potevo scappavo in acqua».

Come ha iniziato con la vela?
«Per caso, al bagnino davanti al nostro albergo c’era una scuola vela windsurf, c’era un vecchio sunfish, piccola deriva, abbandonato da tempo: mi misi a sistemarlo fino a quando arrivò il giorno fatidico della prima uscita, è stato un momento storico della mia vita».

Lei è un globetrotter della vela. Attualmente dove abita?
«Ho ancora casa a Rimini, la mia casa è dove lavoro, ho avuto la fortuna di vivere in giro per il mondo negli ultimi 25 anni: America, Spagna, Nuova Zelanda e tanti altri posti. Oggi vivo a Cagliari, perché il Team Luna Rossa è di base qui, ma un domani chissà».