Artista dal compasso d’oro: "Circuito oggetto di stile"

Aldo Drudi è stato premiato nella categoria ’Ricerca per l’Impresa’ per il progetto di scritte e colori su tutta la pista di Misano: "Risultato del coraggio".

Artista dal compasso d’oro: "Circuito oggetto di stile"

Artista dal compasso d’oro: "Circuito oggetto di stile"

Il progetto #RideOnColors-Misano World Circuit si è aggiudicato il Compasso d’Oro ADI 2024 nella categoria ‘Ricerca per l’Impresa’. Il premio, che valorizza il design italiano, è stato consegnato all’ADI Design Museum di Milano. La giuria ha premiato il progetto firmato da Aldo Drudi che ha caratterizzato con colori e scritte l’intero circuito misanese, 20mila metri quadrati.

Drudi, cosa si prova a ricevere il Compasso d’oro?

"La soddisfazione è grande. Abbiamo fatto diventare un luogo, la pista di un circuito, un oggetto di design. In passato al massimo ho visto premiare per imbarcazioni. Mentre in questo caso si tratta di migliaia di metri quadrati di asfalto".

Se l’aspettava?

"E’ stata una bella storia di coraggio. Non me l’aspettavo. Pensavo alla giuria e mi dicevo che non era possibile rendere visivamente quanto avevamo fatto. E’ comprensibile vedere il design di un’auto o di un mobile, ma di una pista come si fa? Come fai a esporre un pezzo di asfalto? Invece abbiamo trovato professionisti illuminati, ma è stato merito anche di un video".

Ce lo racconta?

"Marco Poderi, un videomaker ha ripreso le fasi di realizzazione del progetto. Credo che questo video abbia reso ciò che è stato fatto. Siamo orgogliosi di quanto siamo riusciti a fare. Oggi questi colori escono dal circuito e contaminano la costa".

Cosa sta accadendo?

"Le aziende come la Redbull ad esempio, negli eventi in riviera portano queste grafiche trasferendole sulla costa".

Quando è nato il feeling con il circuito?

"Direi quando l’hanno costruito. Ero un ragazzino di quattordici anni, con il Ciao truccato. Facevano le gare e le notti prima delle sfide andavano a cercare la benzina prendendola dalle auto. Spesso quelle giornate di gare finivano con i vigili o la polizia che cercava di fermarci. In quel luogo cominciò la costruzione del circuito. E quando venne realizzato salivamo sui muri per vedere i piloti girare in pista".

Se li ricorda ancora?

"Li riconoscevo dal casco. Non sapevo nemmeno che faccia avessero, ma associavo il nome al casco".

Così anni dopo ha cominciato a realizzare caschi unici e personalizzati per i campioni.

"Alla fine è tutto collegato e penso di essere stato fortunato a vivere quei momenti in questa terra".

Ora l’attende il Tour de France e il monumento a Pantani.

"Si. L’hanno chiamata una scultura, in verità sarà un’opera realizzata con tecnologie moderne. Un omaggio a Pantani gigantesco, alto 5 metri, vicino all’invaso del ponte di Tiberio. Ricordo Marco, era una persona eccezionale. Abbiamo condiviso tanti momenti e serate romagnole, quelle vere e belle".

Progetti futuri?

"Ce ne sono tanti. Stiamo collaborando con aziende statunitensi per iniziative importanti".

Andrea Oliva