Baby bulli (immagine di repertorio)
Baby bulli (immagine di repertorio)

Rimini, 17 gennaio 2018 - Massacrati sul web, sia loro che le famiglie. I 21 ragazini della Valmarecchia indagati per avere, secondo le accuse, tormentato per anni un ragazzino della zona sono finiti nel tritacarne dell’etere. Il popolo di internet ha aperto il canale dell’odio e ora le famiglie dei minorenni si dicono pronte a denunciare per il linciaggio mediatico.

«In riformatorio subito come una volta!», «Se i genitori invece di difenderli li prendessero a schiaffii vedrai che la storia sarebbe diversa...», «Da punire loro e i genitori...». ««I genitori sono in parte colpevoli anche loro, quindi devono pagare le conseguenze...». Questi sono solo i commenti meno feroci postati sul web dalla gente che si è scatenata contro i minorenni che in questi giorni compariranno davanti ai carabinieri della Compagnia di Novafeltria per essere sentiti. Dopo l’accusa di stalking aggravato formalizzato dal Tribunale dei Minori, i militari stanno cercando di ricostruire come sono andate esattamente le cose, e soprattutto accertare le reali responsabilità di ognuno, non escludendo che per alcuni di loro tutto possa finire in una bolla di sapone. Alcuni dei ragazzini, dicono, sono ora terrorizzati all’idea di venire identificati e presi di mira, soprattutto dopo che la rete si è scatenata e li ha già processati e condannati. I commenti postati sono stati talmente feroci che uno dei minorenni, di 14 anni, non vuole più andare a scuola. Cinque famiglie, rappresentate dall’avvocato Umberto De Gregorio, sono pronte a presentare denunce nei confronti dei ‘leoni da tastiera’.

«I miei giovani assistiti – spiega De Gregorio – non conoscono nemmeno la vittima e giurano di non essere colpevoli di quello di cui li accusano. Sono stati visti insieme agli altri in piazza e ci sono finiti in mezzo. Siamo convinti che al più presto la loro posizione verrà archiviata, ma intanto ci sono cinque famiglie disperate. Il fatto di vedersi additati come genitori che hanno dato ai loro figli una cattiva educazione, fa male. Stiamo parlando di gente perbene, e non si può leggere che bisogna dare un badile in testa a un ragazzino di 14 anni». Il posto è piccolo e la paura principale è quella, appunto, che vengano identificati. «Questi ragazzi non possono essere rovinati – continua De Gregorio – nè subire ripercussioni psicologiche come sta accadendo. Hanno solo 14 e 15 anni. La persona offesa deve essere assolutamente tutelata, e che si faccia di tutto per la sua persona e per la sua difesa. Ma guai se questa dovesse comportare, per eccessi oppure per errore, la serenità di altri minorenni».