Rimini, 8 dicembre 2018 - Ordinanza annullata e immediata scarcerazione. Da ieri pomeriggio è libero di tornare al lavoro, il 35enne bidello riminese arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata, nei confronti di due ragazzini di 14 e 17 anni.

Il ribaltone è arrivato dai giudici della Corte d’Appello di Bologna, a cui aveva presentato ricorso l’avvocato Massimiliano Orrù, difensore dell’indagato. Il dispositivo del Tribunale non contiene le motivazioni dell’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare, ma c’è da presumere che la Corte abbia concluso, così come aveva sottolineato la difesa, che non c’erano gravi indizi di colpevolezza nei confronti del collaboratore scolastico.

A dare il via all’indagine, nel marzo scorso, era stata la denuncia di due genitori della zona di Cesena che sul cellulare del figlio avevano scoperto messaggi a sfondo sessuale, con scambio di fotografie e video tra il 14enne e un uomo che anche loro conoscevano. Il ragazzino l’aveva conosciuto in occasone di alcuni spettacoli musicali organizzati dal riminese che a suo dire servivano a promuovere i giovanissimi che volevano farsi pubblicità di Youtube.

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La polizia di Forlì aveva fatto scattare subito le intercettazioni ambientali che avevano ricostruito il quadro peer intero. Fatto di baci, carezze e suggestioni. Secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori, il ‘terreno di caccia’ dell’uomo erano appunto le chat e le manifestazioni a cui partecipavano i giovanissimi che volevano sfondare nell’universo degli youtuber e degli influencer. Millantando conoscenze celebri e con la promessa di farli diventare famosi, avvicinava i più suggestionabili, usando anche il potere che, diceva, aveva come cartomante (VIDEO). «Tu mi vuoi bene lo so – scriveva il bidello a uno dei giovani – voglio stare con te, ho bisogno di te, mi manchi da morire, un giorno toccheremo il cielo insieme...».

Gli inquirenti avevano concluso che in due casi era riuscito a molestarli sessualmente, mentre erano almeno una decina i minorenni adescati dal bidello. Nel calderone delle indagini, era finita anche la moglie del 35enne che a detta dei poliziotti gli faceva da spalla nell’adescare le vittime e tranquillare i genitori del ragazzini, assicurando loro che erano in buone mani.

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Il caso principale era quello di un 17enne che il bidello aveva baciato. Una situazione, ha sottolineato l’avvocato difensore in corte d’Appello, in cui entrambi erano consenzienti, senza contare il fatto che il ragazzino aveva già avuto esperiense omosessuali. Nel secondo caso, quello del 14enne, ha insistito sul fatto che si era trattato solo di affettuosi baci sulla testa, e che, come dichiarato dalla presunta vittima, di fatto «non ci aveva mai provato». Dal canto suo, nel corso di spontanee dichiarazioni, il bidello aveva ammesso il bacio in bocca dato al 17enne, ma poi davanti al giudice si era avvalso della facoltà di non rispondere. Ieri però, la Corte d’Appello ha concluso, evidentemente, che non c’erano quei gravi indizi di colpevolezza indicati invece dagli inquirenti, e ha annullato l’ordinaza, ordinando l’immediata liberazione del bidello che dal 19 novembre era rinchiuso nel carcere di Forlì.