Alcuni bambini sono stati sottratti dalle loro famiglie e posti in strutture
Alcuni bambini sono stati sottratti dalle loro famiglie e posti in strutture

Rimini, 23 gennaio 2020 - Bimbi di pochi anni tolti alla famiglia naturale, prima e a quella affidataria poi, passati da permanenze in strutture di accoglienza e collocati poi presso una famiglia, e successivamente rimessi in strutture. Decisioni assunte dal Tribunale per i Minorenni su indicazioni del Servizio Sociale o dallo stesso nell’esercizio del proprio potere discrezionale. Sono questi i due casi sui quali da tempo stanno conducendo le indagini i carabinieri della Procura.

Indagini, coordinate dal sostituto procuratore, Davide Ercolani, dopo le denunce presentate dai familiari dei piccoli (tutti assisti dall’avvocato Salvatore Di Grazia) che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di due funzionari dell’Ausl (entrambi difesi dall’avvocato Flavio Moscatt), ossia il responsabile del Servizio tutela minori dell’Ausl di Rimini e il responsabile della Responsabilità genitoriale tutela dei minori. Il primo è anche indagato per diffamazione per le parole mosse contro la famiglia affidataria, ma registrate da una delle madri ai quali erano stati tolti i due piccoli. Situazioni delicatissime, quelle che hanno a che fare con i bimbi, che spesso si trovano schiacciati in ingranaggi che dovrebbero tutelarli. Il primo caso riguarda una giovane madre, già ospite di una struttura di accoglienza nel Riminese con un bambino piccolo e incinta del secondo.

Già seguita dai Servizi Sociali mentre si trovava nell centro di accoglienza, la giovane è rimasta incinta e ha messo alla luce una bambina. Anche la piccola, come il fratellino, è finita sotto la lente di osservazione dei Servizi sociali che tenevano monitorato la situazione. Dopo un certo tempo la struttura chiedeva al Servizio di trovare una sistemazione abitativa per la mamma e i suoi figli. Il Servizio decideva di collocare i due bimbi in una struttura. Poi venivano dati a una coppia senza figli. Dopo alcuni incontri protetti, cioè vigilati, nei quali i bambini piangevano perché non volevano staccarsi dalla loro mamma, nel dicembre 2015 il Servizio ha interrotto gli incontri. Poiché le sue istanze per riavere gli incontri erano senza esito, la donna si è recata fuori dalla chiesa pur di vedere i propri bimbi.

La giovane madre si è così affidata all’avvocato Salvatore Di Grazia per dare battaglia all’Ausl che le impediva ogni contatto con i suoi figli. Ed anche la famiglia affidataria è andata in contrasto con i stessi dirigenti Ausl, vedendosi sottrarre, a loro volta, i bimbi e cessare l’affidamento. Ma non è questo l’unico caso di bimbi sottratti sul tavolo in Procura: per un episodio simile, sempre i due dirigenti Ausl, devono rispondere di un altro caso di abuso d’ufficio. Qui ad essere trasferiti in una struttura protetta dai Servizi sociali erano stati madre e il figlio minore di una coppia dopo le lamentele che la stessa donna aveva rivolto contro il marito durante un incontro con gli assistenti sociali. I due erano stati trasferiti in località protetta in assenza dei requisiti di necessità ed urgenza e non comunicandolo tempestivament e al tribunale dei minori che aveva già disposto l’annullamento di un decreto definitivo.