E’ di Katerina Laktionova, il cadavere trovato nella valigia gettata nel porto, la  foto è quella del suo profilo  Facebook, postata quando era ancora piena di sogni
E’ di Katerina Laktionova, il cadavere trovato nella valigia gettata nel porto, la foto è quella del suo profilo Facebook, postata quando era ancora piena di sogni

Rimini, 4 aprile 2017 - Katerina Laktionova. I resti impietosi di un corpo rattrappito in una valigia, vengono sostituiti ora dal vero volto della giovane donna trovata nelle acque del porto. Quello era il suo nome e quella della foto, la sua dolcissima bellezza. Spazzata via da un’anoressia devastante che alla fine l’ha uccisa. A chiuderla nella valigia e a gettarla in mare è stata sua madre, impazzita dal dolore. Così ha raccontato agli inquirenti una amico riminese della donna che l’ha sentita al telefono dalla Russia. Gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dal sostituto procuratore, Davide Ercolani, hanno ormai ricostruito per intero la storia della bella Katerina. Una ragazza russa che due anni fa aveva raggiunto la madre a Rimini dove lavorava come badante. Ma la donna, hanno scoperto, è tornata nel suo Paese qualche giorno prima che il corpo venisse ritrovato.

Le cause della morte non sono mai state un mistero, Katerina è morta di fame, stroncata dall’anoressia che più volte l’aveva costretta a ricoveri in ospedale. Negli ultimi mesi però all’Infermi non l’avevano vista, e certo non era migliorata visto come è andata a finire. Gli investigatori si chiedono ancora perchè nessuno ha chiamato un’ambulanza, perchè non ne hanno chiesto il ricovero come le volte precedenti. E perchè quando Katerina alla fine ha smesso di respirare, sua madre ha deciso di chiuderla nuda in una valigia e gettarla in mare, senza nemmeno darle una sepoltura, così da cancellarne anche solo il ricordo. Non solo. La donna, 48 anni, per ora l’unica indagata, se l’è tenuta in casa morta per almeno una settimana, in quella stanza dove la ragazza è morta di consunzione e da dove non usciva più da un pezzo. La disperazione.

E’ questa l’unica risposta che gli inquirenti hanno per ora. La madre frequentava un riminese che si è presentato spontaneamente in questura e ha svelato i retroscena. E cioè che la donna gli aveva raccontato di aver deciso di riportare in Russia la figlia malata per farla curare da un medico molto bravo. Le aveva creduto, sapeva che la ragazza era ridotta malissimo e che viveva come una reclusa. Lui l’aveva vista una sola volta, a febbraio, quando l’aveva accompagnata in questura per il permesso di soggiorno. Poi però aveva letto i giornali, e quel cadavere nella valigia non l’aveva fatto dormire. Aveva chiamato in Russia. «Dimmi la verità, tua figlia è viva o morta?». Lei era scoppiata in lacrime: «E’ morta, l’ho vegliata per giorni, poi ho perso la testa. L’ho chiusa in una valigia e l’ho buttata in acqua». E in quell’acqua sono finiti i sogni suoi e quelli di Katerina.