Rimini, carabiniere accusato di aver adescato una minorenne su Facebook
Rimini, carabiniere accusato di aver adescato una minorenne su Facebook

Rimini, 16 giugno 2019 - Si è finto un suo coetaneo, quindici anni o poco più, per iniziare un’amicizia virtuale su Facebook con lei, una liceale riminese. Ma era solo un pretesto, una scusa per far breccia nella fiducia e nell’ingenuità della giovanissima amica e poterle inviare foto spinte e proposte sessuali. Il fatto che più sconvolge è che l’uomo è uno che bambini e minorenni in genere dovrebbe proteggerli: un carabiniere in servizio a Roma. Ora il sottufficiale dell’Arma, cinquant’anni, padre di famiglia, è stato iscritto dalla Procura del tribunale di Rimini nel registro degli indagati per adescamento di minorenne su internet.

A coordinare le delicate indagini, delegate alla Polizia postale di Rimini, è il sostituto procuratore Davide Ercolani. Proprio pochi giorni fa gli uomini della Postale si sono recati a Roma e hanno bussato alla porta dell’appartamento del sottufficiale dell’Arma per eseguire una perquisizione. Gli hanno sequestrato pc e telefonini, proprio in uno degli apparecchi elettronici gli agenti hanno rinvenuto la stessa identifica foto hard che era stata inviata in chat alla ragazzina riminese.

Il carabiniere non ha detto una parola, limitandosi a consegnare tutto agli agenti della Polizia. All’appuntato, fino ad oggi integerrimo, gli investigatori sono arrivati dopo lunghi mesi di indagini serrate. A fine 2016 la liceale, allora quindicenne, viene avvicinata su Facebook da quello che crede un coetaneo. Le chiede l’amicizia. La giovanissima cade nel tranello e inizia una chiacchierata virtuale con lo sconosciuto dal profilo e dal nome falso. Non sa, infatti, che dietro a quelle foto da ragazzino si nasconde un cinquantenne a caccia di minorenni.

I due iniziano a chattare su Messenger: prima conversazioni ingenue, come quelle tra adolescenti. Si scambiano interessi, piccole confidenze e i relativi problemi scolastici. Tutto sembra molto normale all’apparenza. Il carabiniere però, sempre stando all’accusa, ha ben altre intenzioni.

Dopo qualche settimana, passa all’attacco e inizia a cambiare. Usa parole e modi sempre più spinti: anche i complimenti hanno una connotazione smaccatamente sessuale. L’uomo non si riesce più a fermare nella sua escalation di perversione e un giorno, sempre tramite Messenger, invia alla liceale una foto molto spinta che lo raffigura nudo con richiesta esplicita di sesso.

La ragazzina blocca immediatamente il contatto e racconta quello che le è accaduto in famiglia. I genitori sporgono denuncia contro ignoti, allegando anche la foto ricevuta dallo sconosciuto e le indagini, coordinate dal sostituto procuratore, Davide Ercolani, vengono affidate alla Polizia Postale. Non è facile risalire all’uomo che si nasconde dietro il falso profilo Facebook di un adolescente. Ma dopo settimane di accurate analisi e di incroci, emerge un codice di identificazione. Viene così alla luce che il computer incriminato potrebbe essere in uso a un carabiniere. Si decide, quindi, di passare all’azione e pochi giorni fa, a Roma, arriva la perquisizione a casa dell’appuntato. E tra i file del pc e dello smartphone compare la foto hard ‘incriminata’ ed inviata alla liceale riminese. Il cinquantenne sottufficiale dell’Arma viene così indagato per adescamento di minorenne su internet.