Il carabiniere aveva fermato dei nomadi sospettati di aver messo a segno un furto a bordo di un autobus
Il carabiniere aveva fermato dei nomadi sospettati di aver messo a segno un furto a bordo di un autobus

Rimini, 2 aprile 2016 - Maresciallo dei dei carabinieri sotto inchiesta per avere perquisito arbitrariamente quattro presunti borseggiatori. Perquizione che secondo il magistrato non si poteva fare senza il via libera della Procura. Una vicenda a dir poco spinosa, perchè da una parte vede la legge messa nero su bianco e dall’altra chi quella legge la deve esercitare.

Il reato in questione, il 609 del codice penale, punisce il pubblico ufficiale con la reclusione fino a un anno. Anche se la conclusione più probabile sembra essere quella dell’archiviazione.

La storia risale a oltre due mesi fa, ma soltanto ora è venuta alla luce. E’ l’ultimo giorno del Sigep, il salone dedicato al mondo della gelateria e pasticceria che attira ogni anno migliaia di visitatori. E come da copione, insieme a questi arrivano a frotte anche i borseggiatori, per i quali la fiera è un immenso serbatoio di portafogli da ‘prelevare’.

Per questo vengono puntualmente organizzate dalle forze dell’ordine pattuglie sia in divisa che in borghese, pronte a cogliere sul fatto le ‘mani di velluto’ che scendono in riviera. Uno dei momenti più a rischio sono naturalmente gli spostamenti in autobus. Ed è durante uno di questi, dalla Fiera al centro, che insieme a un quartetto di borseggiatori nomadi già parecchio noti alle divise, salgono anche alcuni carabinieri in borghese.

Il bus è pieno zeppo di gente salita in fiera, e tenere la situazione sotto controllo per i militari è quasi impossibile. Così quando il quartetto scende alla fermata in centro, i militari fanno la stessa cosa e li bloccano. Sono tre donne e un uomo, con già precedenti specifici, e i carabinieri decidono di portarli in caserma per effettuare una perquisizione personale: esssendoci delle donne, servono le colleghe.

Il controllo non porta ad alcun risultato, se hanno ‘colpito, come gli investigatori suppongono, si sono già liberati di qualsiasi cosa li possa inchiodare. Di lì a qualche giorno, la ‘bomba’: il maresciallo responsabile della perquizione finisce sotto indagine della Procura per perquisizione arbitraria: il magistrato non è stato avvertito prima e senza il suo via libera, nessuno poteva mettere la mani addosso ai quattro presunti borseggiatori.