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18 giu 2022

Caro gasolio, pescatori in un mare di guai

Il prezzo del carburante è più che raddoppiato e le giornate di attività dimezzate. Marinai e armatori in allarme: "Così rischiamo uno stop"

18 giu 2022
Le barche per la pesca a strascico hanno quasi dimezzato le uscite in mare
Le barche per la pesca a strascico hanno quasi dimezzato le uscite in mare
Le barche per la pesca a strascico hanno quasi dimezzato le uscite in mare
Le barche per la pesca a strascico hanno quasi dimezzato le uscite in mare
Le barche per la pesca a strascico hanno quasi dimezzato le uscite in mare
Le barche per la pesca a strascico hanno quasi dimezzato le uscite in mare

Il prezzo del gasolio spinge i pescatori al largo in un mare di guai. Si respira odore di pesce sulla riva sinistra del porto di Rimini, a bordo dei pescherecci ormeggiati, mutilati nel loro lavoro da una montagna di spese che se non svuotano le reti, però, impoveriscono di gran lunga i ricavi e scuotono come un terremoto tutta la filiera ittica. Il mercato del pesce di via Leurini è vuoto dopo le 10. L’asta è finita da un po’, ma nonostante il nastro trasportatore delle varietà ittiche appena pescate dall’Adriatico ieri abbia funzionato sfilando davanti agli occhi dei commercianti, al mercato mischiato al profumo di mare si respira "paura". Non usa mezzi termini infatti il direttore del bazar ittico Gerlando Cappello, analizzando gli scossoni che arrivano alla filiera da "un caro gasolio per le barche che è più che raddoppiato", passato in pochi mesi da 0,60 al litro a 1,22. Un prezzo quello attuale "destinato a salire ancora da lunedì" e per cui Cappello non nasconde "forti timori, per la tenuta di tutto il sistema".

"Il caro gasolio come prima conseguenza comporta un drastico calo delle giornate di pesca – continua il direttore –. Se ci basiamo sui quattro giorni di attività del mercato, vediamo un primo giorno di normale afflusso del pescato, con tutte le imbarcazioni che vanno in mare. Ma dopo, ogni peschereccio è costretto a rivedere le proprie uscite al ribasso, passando in certi casi da quattro giorni ad appena due alla settimana. Questo, di conseguenza, significa una disponibilità di pesce ridotta di un terzo". Una mole di volumi impietosa, che tradotta in vil denaro significa "passare da 200mila euro di fatturato lordo alla settimana a 130mila euro in queste condizioni". Una fatica a rifornire venditori e consumatori che rappresenta appena la punta di un iceberg che si sta sgretolando, a causa dei continui rialzi del prezzo del gasolio per i pescherecci, soprattutto quelli adibiti alla pesca a strascico, per la maggior quantità di carburante consumata.

A rischiare grosso infatti ci sono anche i salari dei marinai. Un esercito di "circa cinque persone per pescherccio, su una flotta da quasi 40 imbarcazioni per la pesca a strascico – spiega Cinzia Tiraferri, armatrice –. La prospettiva, considerando i salari minimi garantiti al personale, da versare a prescindere dal frutto delle uscite o dal fatto che il peschereccio resti in disarmo o ormeggiato, è di oltre 400 posti di lavoro (marinai e personale di terra, ndr) sul ciglio del burrone. Questo – continua Tiraferri – senza contare i frigoristi, trasportatori e addetti che gravitano attorno alla pesca". E i marinai, come guardano a questo mare di spese in tempesta? "Noi partiamo la domenica a mezzanotte, per poi tornare alle due con il primo pescato e usciamo di nuovo per 24 ore – spiegano Giovan Battista Policardi e Luigi Biscari direttamente a bordo di un peschereccio –. Ma il discorso è che ora il pesce è in fase calante e solo a settembre dopo il fermo biologico la situazione migliorerà. Vivere ora queste mazzate legate al caro gasolio mette a rischio il nostro salario e non ammette imprevisti o pesche ’povere’. Perché basta poco adesso per andare in perdita".

Francesco Zuppiroli

© Riproduzione riservata

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