"Giù le mani della sinistra dalla nostra sanità". Filippo Giorgetti, il primo cittadino di Bellaria, guida la rivolta dei sindaci del centrodestra dopo la nomina di Carradori a nuovo direttore generale dell’Ausl. Una nomina "che è avvenuta, come al solito, nelle segrete stanze del partito che si ritiene padre e padrone in Romagna", scrivono Giorgetti e i sindaci di Morciano, Coriano, Montefiore, Mondaino, Novafeltria, San Leo, Talamello e Casteldeci nella lettera aperta diffusa ieri. Lettera che arriva dopo la nomina di Carradori e le richieste fatte da Gnassi e dagli altri sindaci del centrosinistra (e dal grillino Gennari...

"Giù le mani della sinistra dalla nostra sanità". Filippo Giorgetti, il primo cittadino di Bellaria, guida la rivolta dei sindaci del centrodestra dopo la nomina di Carradori a nuovo direttore generale dell’Ausl. Una nomina "che è avvenuta, come al solito, nelle segrete stanze del partito che si ritiene padre e padrone in Romagna", scrivono Giorgetti e i sindaci di Morciano, Coriano, Montefiore, Mondaino, Novafeltria, San Leo, Talamello e Casteldeci nella lettera aperta diffusa ieri. Lettera che arriva dopo la nomina di Carradori e le richieste fatte da Gnassi e dagli altri sindaci del centrosinistra (e dal grillino Gennari di Cattolica) al nuovo direttore generale dell’Ausl.

Un durissimo j’accuse, in cui si fa notare l’assenza della firma di Renata Tosi. La sindaca di Riccione, più volte critica sulla gestione della gestione della sanità romagnola, ha deciso di non convididere la lettera. "Ho trovato arrogante e fuori luogo la lettera a Carradori da parte dei sindaci della sinistra riminese, ma non considero giusta nemmeno quello che hanno fatto altri colleghi. La sanità non deve avere colore politico, e questo non è il tempo delle polemiche. Mi auguro di poter incontrare presto Carradori e di confrontarmi con lui sui temi".

La decisione della Tosi ha spiazzato Giorgetti e gli altri sindaci, ma non li ha fermati: "Assistiamo basiti – scrivono nella lettera – al teatrino che si sta consumando in queste ore sulla sanità. La lettera indirizzata da Gnassi e dagli altri sindaci a Carradori è paradossale. La nomina del direttore generale Ausl è avvenuta nelle segrete stanze del partito che si ritiene padre e padrone della Romagna, senza alcuna condivisione". Negli ultimi anni, sottolineano ancora i sindaci, "c’è sempre stata la buona prassi di presentazione il nome scelto alla conferenza socio-sanitaria territoriale". Così non è stato, "noi sindaci ritenuti non ’allineati’ (quelli di centrodestra, ndr) siamo stati esclusi da ogni discussione". E’ una questione di metodo e merito, per Giorgetti e gli altri. Che non hanno digerito "la messa in scena della lettera aperta. Né nei distretti sanitari né negli incontri tra noi sindaci è mai stato messo in discussione l’attuale assetto sanitario dell’Ausl": l’azienda unica della Romagna. "Nessuno di noi ha mai avanzato polemiche strumentali o ha manifestato la volontà di mettere in crisi l’Ausl Romagna". Ci tengono, i sindaci, a sottolineare poi come "durante l’emergenza Covid tutti noi abbiamo abbiamo dimostrato grande senso di responsabilità, capacità e disponibilità alla coesione nella tutela delle nostre comunità, senza mai fare questioni di campanili". Ecco perché "rigettiamo le manovre che marchiano politicamente la nostra sanità: la salute e i servizi per i cittadini non devono avere colori o, peggio, discriminazioni in base all’appartenenza politica".

Il bersaglio non è Tiziano Carradori, ma chi l’ha scelto e come è stato scelto. "Al nuovo direttore generale dell’Ausl – concludono Giorgetti e gli altri sindaci – facciamo gli auguri. E gli assicuriamo, fin d’ora, che troverà in noi interlocutori seri e franchi, a differenza di chi tesse nelle segrete stanze".

Manuel Spadazzi