Simone Celli
Simone Celli
Il commissario della legge Alberto Buriani e l’ex Segretario di Stato per le Finanze Simone Celli sono stati rinviati a giudizio nell’ambito di un procedimento avviato dai giudici inquirenti Elisa Beccari e Francesco Santoni. L’inchiesta prende le mosse da una denuncia della commissione di inchiesta su Banca Cis, la cui relazione è stata resa nota nell’ottobre scorso, in riferimento al procedimento penale per presunte consulenze fantasma a carico...

Il commissario della legge Alberto Buriani e l’ex Segretario di Stato per le Finanze Simone Celli sono stati rinviati a giudizio nell’ambito di un procedimento avviato dai giudici inquirenti Elisa Beccari e Francesco Santoni. L’inchiesta prende le mosse da una denuncia della commissione di inchiesta su Banca Cis, la cui relazione è stata resa nota nell’ottobre scorso, in riferimento al procedimento penale per presunte consulenze fantasma a carico di Sandro Gozi, ex sottosegretario agli Affari europei nei governi Renzi e Gentiloni e ora eurodeputato di En Marche, e Catia Tomasetti, presidente della Banca Centrale di San Marino. Procedimento, quest’ultimo, conclusosi con un’archiviazione sia nei confronti di Gozi che di Tomasetti. A Buriani viene contestato l’abuso di autorità, la rivelazione di segreto istruttorio speciale e, in concorso con Celli, il misfatto tentato di concussione. Sia Celli che Buriani andranno a processo anche per falsa testimonianza.

A prendere posizione è stato fin da subito l’ex Segretario di Stato. "Mi è stato notificato un decreto di rinvio a giudizio – spiega Celli – in seguito ad una denuncia effettuata dalla Commissione consigliare di inchiesta, sulla base della sola ed esclusiva parola di Catia Tomasetti. Preciso che il citato decreto di rinvio a giudizio, per stessa ammissione dei giudici inquirenti, allo stato dei fatti è privo di efficacia, in quanto è sub iudice l’operato degli stessi magistrati che hanno disposto il giudizio, essendo pendente nei loro confronti una istanza di ricusazione. Tengo a precisare – aggiunge Celli – che i fatti che mi vengono addebitati non riguardano in alcun modo i miei trascorsi politici, ma si riferiscono a circostanze che avrei, secondo le tesi dell’accusa, posto in essere quando non ricoprivo più alcuna carica pubblica. Sono certo di poter dimostrare la mia assoluta estraneità ai fatti contestati nel processo, anche se mi duole constatare che, se fossero state rispettate le norme che disciplinano il processo penale, avrei potuto fornire un decisivo contributo al chiarimento della mia posizione già in questa fase preliminare. Gli inquirenti invece hanno ritenuto di non ascoltare la mia versione dei fatti, basando così il loro provvedimento sulla parola della mia accusatrice".