Fabrizio De Meis è anche presidente del Rimini Calcio (foto Bove)
Fabrizio De Meis è anche presidente del Rimini Calcio (foto Bove)

Riccione, 25 luglio 2015 – Fabrizio De Meis non è più l’amministratore delegato del Cocoricò.

L’annuncio delle dimissioni è stato dato questa mattina durante una conferenza stampa e arrivano a pochi giorni dalla morte di Lamberto Lucaccioni.

De Meis ha voluto sottolineare gli accorgimenti usati negli ultimi anni per evitare l'uso e lo spaccio all'interno del locale, come telecamere di ultima generazione, controlli ai clienti, campagne contro l'uso di stupefacenti e collaborazione con le forze dell'ordine.


«Inoltre - aggiunge - siamo stati gli unici ad aver proposto il Daspo per le discoteche, per impedire a protagonisti di reati di avere accesso. Ma dopo quello che è accaduto sabato ho capito che non è bastato: un giovanissimo ha perso la vita. Mi viene da pensare per quanti anni si è parlato delle 'stragi del sabato sea, nell'immaginario sempre legate al problema delle discoteche. Mi rendo anche conto che esiste un muro invalicabile dove da una parte c'è la politica, le istituzioni, le forze dell'ordine e dall'altra c'è l'imprenditore, come fossimo uno nemico dell'altro senza renderci conto che tutti, sicuramente nel caso del Cocoricò, vogliamo la stessa cosa. Sebbene con grande dolore per me e le circa 200 persone che lavorano nel locale, ho inoltrato alla società le mie dimissioni».


Dopo l'episodio di una settimana fa della morte del 16enne, inoltre, si allunga lo spettro di una chiusura della discoteca, su decisione del questore di Rimini, ai sensi dell'articolo 100 del Testo unico leggi di pubblica sicurezza. E ieri sera, per ribadire la propria lotta alla droga, all'esterno del locale sono stati affissi manifesti: «Cocoricò ama la musica no alla droga», «La droga ti uccide», «Basta #nonsipuomorirecosi». Sempre ieri, in occasione della serata 'Diabolikà, il dj ha lanciato il messaggio «La droga uccide» ed è stato osservato un minuto di silenzio per la morte di Lamberto.
Intanto sul sito change.org è partita una petizione per non fare chiudere il Cocoricò, che ha già raccolto duemila firme.