Posti di blocco a Rimini
Posti di blocco a Rimini

Rimini, 22 marzo 2020 - Trenta uomini di rinforzo per supportare le forze dell’ordine di Rimini che nei prossimi giorni dovranno presidiare strade e varchi, la cui organizzazione però non è ancora operativa.

Ieri sera, in prefettura era in corso una riunione in videoconferenza, un confronto tra il prefetto di Rimini, Alessandra Camporota, i vertici della Regione, il presidente della provincia e il sindaco di Rimini. Sul tavolo, dice una nota della prefettura "la fase di esecuzione del provvedimento regionale". Un incontro al quale sono stati invitati i rappresentanti delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali del territorio.

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La necessità è quella di chiarire al più presto in che modo attuare il decreto regionale, soprattutto nella parte che riguarda le attività poduttive di beni e servizi. L’ordinanza firmata dal presidente, Stefano Bonaccini, non sembrerebbe lasciare molto spazio di manovra: tutto chiuso, aziende comprese. Ma in realtà ci sono punti ancora decisamente poco chiari e ieri buona parte delle ditte del Riminese si sono alzate senza sapere esattamente come muoversi.

La Prefettura ha raccolto quindi da Comuni e categorie una serie di domande sull’attuazione delle misure restrittive che anche se non sulla carta, ci trasformano di fatto ‘zona rossa’. Domande, chiarimenti e perplessità, sono state girate al presidente della Regione. Le risposte dovevano arrivare ieri sera, ma alle 22 non si sapeva ancora niente. Un’empasse generata dalla necessità di gestire una situazione eccezionale. Ma la gente, imprenditori, commercianti, se c’è una cosa di cui ha bisogno ora è di risposte chiare e certezze con cui riprogrammare la propria stravolta quotidianità. 

Anche sulla viabilità, ieri sera l’ordinanza del questore che andrà a regolarla non era ancora uscita. Le forze dell’ordine erano in attesa di sapere come schierarsi, anche se le prime indicazioni sono già arrivate. La protezione civile ha fatto una piantina, e i blocchi dovrebbero scattare in tutte le strade secondarie e terziarie, in modo da convogliare tutta la circolazione sulle arterie principali.

Questo consentirà a polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale un controllo più facile. Nessuno deve entrare o uscire dalle maglie della provincia, se non è strettamente indispensabile. La ‘cintura’ riguarderà in particolare tutti i confini, soprattutto quelli con le Marche, ma anche con Forlì Cesena, da Bellaria fino a Cattolica. Ci saranno ovviamente dei varchi, pochi comunque, si parla al massimo di 15 su tutto il Riminese, presidiati notte e giorno dalle divise.

L’obiettivo è quello di evitare al massimo i contatti, i numeri di ieri di morti e contagiati parlano chiaro. Quello che è stato fatto fino ad ora non basta, e le misure prese in queste ultime ore sono indispensabili per uscire da un tunnel di cui ancora non si vede la luce. Come preannunciato due giorni fa dal prefetto Camporota, il presidente Bonaccini ha confermato l’arrivo (subito) a Rimini di una trentina di rinforzi. Tanto per cominciare. Ma per presidiare un territorio come il nostro, ne serviranno sicuramente di più. 

"Ho pianto e ho preso forza da questo video". Così il sindaco di Rimini Andrea Gnassi affidava ieri sera a Facebook ciò che aveva provato di fronte al filmato girato dall’alto su una Rimini peggio che deserta. La sensazione che rimandava era quella di una città che gli abitanti hanno abbandonato fuggendo. Dal mare al monte, dal centro alla periferia. Tutte le cose che siamo abituati a vedere ogni giorno, non erano più quelle. "Sono in Comune – scriveva – stiamo predisponendo controlli e atti per ulteriori chiusure. Dure ma necessarie. E atti anche per sostenere l’ospedale e l’Azienda sanitaria. Grazie ancora a tutti, Ce la faremo. Ce la dobbiamo fare. Grazie per questo video e per tutti i gesti d’amore verso Rimini in questi giorni durissimi".