Rimini, 25 febbraio 2020 - C'è il primo caso di Coronavirus nella provincia di Rimini. Lo ha comunicato la Regione Emilia-Romagna nel punto sanitario della mattina:  è un uomo di 71 anni residente a Cattolica. Il paziente si trova ricoverato nel reparto di malattie infettive dell'ospedale di Rimini ma non è in pericolo di vita. L'uomo lo scorso fine settimana era tornato in Italia da un viaggio in Romania. Accusava tosse e raffreddore e per questo ieri si è recato al pronto soccorso dell'ospedale di Cattolica. Vista la situazione, è stato trasportato all'Infermi di Rimini dove è stata accertata la positività al coronavirus. Secondo quanto si apprende, le sue condizioni sarebbero abbastanza buone.

Aggiornamento Chi è l'uomo contagiato

"L'uomo - ha spiegato nella diretta Facebook l'assessore Venturi - ha avuto molti contatti e per questo stiamo cercando di ricostruire tutti i suoi spostamenti e le persone da lui incontrate".

In Regione, il bilancio dei contagiati sale ancora: sono ora 26.

I medici a Monza

l primo malato della Romagna, dunque, non è uno dei quattro medici che hanno partecipato a un corso di aggiornamento nell’ospedale di Monza e che, al loro rientro a Rimini, hanno deciso di collocarsi volontariamente in quarantena. Sono quattro anestesisti dell’ospedale Infermi che hanno preso parte a un corso su nuove tecniche e tecnologie rianimatorie, già organizzato da tempo e che sono rientrati venerdì scorso. Da quel momento hanno preso la decisione di osservare il periodo di quarantena a scopo puramente cautelativo ma, con grande coscienza.

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Infatti i quattro medici hanno effettuato una visita nel reparto di Rianimazione del nosocomio di Monza, come previsto dal modulo di studio e, dopo la visita, sono stati resi noti gli esiti degli esami effettuati su di un paziente ricoverato in quella Rianimazione e risultato positivo al nuovo coronavirus (Covid-19).

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Gli anestesisti, erano naturalmente protetti come prevedono le procedure di accesso a quei delicati reparti e il paziente aveva ausili respiratori, quindi non c’è stato nessun tipo di contatto. Ma i medici hanno voluto assumere la decisione della quarantena in ogni caso, anche se la percentuale di contagio è praticamente inesistente, tanto che non sono stati sottoposti nemmeno al tampone faringeo che viene fatto ai casi sospetti. Tra un paio di settimane, quindi gli anestesisti (preziosissimi per la funzione fondamentale che svolgono negli ospedali) torneranno al lavoro.

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Intanto l’ospedale di Rimini è pronto ad affrontare le emergenze nel caso si manifestino casi di contagi. Da sottolineare che, a tutto ieri sera, nessun malato era stato registrato nell’area della Romagna.

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Nonostante questo la paura del virus ha già grandemente contagiato anche i riminesi che hanno assaltato i centralini del 118 sabato e domenica, giornate in cui non sono disponibili i medici di famiglia. Sono state centinaia le chiamate al personale del 118 di cittadini in preda al panico dopo la diffusione dei dati dei contagi e dei decessi che, vogliamo ricordarlo, sono una percentuale nemmeno confrontabile, in quanto estremamente bassa, ai decessi come conseguenza della normale sindrome influenzale che si verifica ogni inverno nel nostro Paese.

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I quesiti riguardano un po’ tutto: dalla distanza da tenere dalle persone, dal timore di essersi contagiati mangiando cibo cinese o solo dal fatto di avere ricevuto merce da qualche Paese asiatico, non necessariamente cinese.

Nessun fila nei Pronto soccorsi, dove viene registrata una attività normale, forse anche un pochino inferiore al consueto: le persone non vi si recano più per qualsiasi piccolo malanno, ma solo per gravi patologie o traumi.