Giacomo Gorini, 31 anni, allievo di Roberto Burioni
Giacomo Gorini, 31 anni, allievo di Roberto Burioni

Rimini, 15 aprile 2020 - Passa dall’università di Oxford ma parla anche riminese la strada che porterà al vaccino contro il coronavirus. A fine aprile allo Jenner institute, uno dei dipartimenti di eccellenza del famoso ateneo inglese, inizierà a studiare su 500 pazienti volontari gli effetti del vaccino che è stato messo a punto con l’azienda italiana Advent (del gruppo Irbm). E tra gli studiosi del team di Oxford impegnato nella ricerca - guidato dalla professoressa Sarah Gilbert - c’è anche il giovane virologo riminese Giacomo Gorini.

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Allievo di Roberto Burioni, Gorini ha lavorato per alcuni anni presso l’Istituto nazionale americano della sanità a Washington. Nel settembre 2018 è approdato allo Jenner institute di Oxford, e ora si trova in prima linea – insieme agli altri colleghi del dipartimento – nella lotta al coronavirus. Terminati i test di laboratorio, l’Advent a breve fornirà un primo lotto di vaccini che verrà impiegato per gli studi clinici su oltre 500 pazienti volontari. Studi che partiranno da fine aprile.

Sono decine e decine i vaccini a cui si sta lavorando, in tutto il mondo, per fermare il coronavirus. Ma il vaccino nato dalla collaborazione tra l’azienda italiana e l’università britannica è tra quelli nella fase più avanzata. Difficile dire quando sarà pronto, nel caso in cui gli studi clinici vadano a buon fine, ma "noi speriamo di completare gli ultimi test sui pazienti entro settembre – spiega Gorini – Questo è almeno l’obiettivo che ci siamo dati, anche se dovremo essere molti bravi per riuscirci. Poi servirà ancora del tempo per produrre il vaccino, dal momento che serviranno miliardi di dosi. Ma credo proprio che siamo sulla buona strada". Per Gorini, che si tiene costantemente aggiornato sulla situazione riminese ("le misure adottate nella nostra provincia per contenere il virus stanno dando ottimi risultati"), uno dei prossimi compiti sarà quello di "analizzare e studiare a livello molecolare gli anticorpi sviluppati dai pazienti. Lo farò insieme ad alcuni colleghi, per capire la risposta del sistema immunitario".

Lui e tutti gli altri ricercatori dello Jenner institute stanno lavorando senza sosta da settimane al vaccino. "Una delle difficoltà maggiori è evitare che il virus entri nei laboratori e nelle strutture del dipartimento. Per questo adottiamo le massime precauzioni, fuori e dentro l’università". I primi test del vaccino saranno effettuati su 500 pazienti volontari arruolati tra Oxford e dintorni. "Sono tutte persone residenti della zona, anche se di diversa nazionalità. L’età dei pazienti va dai 18 ai 55 anni, sono tutti in buona saluta e naturalmente nessuno di loro ha contratto il virus finora. Dopo questa prima fase di studi clinici, allargheremo il nostro campione sottoponendo al vaccino più di 5mila persone". Nelle ‘cavie’ sarà iniettato un virus innocuo, ma che consegna un frammento dicodice genetico del coronavirus. Nel laboratorio di Oxford è già stata sintetizzata la proteina spike, quella che caratterizza il coronavirus. Una volta somministrato ai pazienti il vaccino, allo Jenner institute studieranno nei soggetti l’efficacia e gli eventuali effetti collaterali.

I risultati ottenuti fin qui dagli esami in laboratorio sul vaccino della Advent sono stati confortanti. Ecco perché "tutti noi – continua Gorini – siamo molto ottimisti sul buon esito della sperimentazione sulle persone. Il nostro dipartimento ha già ottenuto importanti risultati per la Sars e la Mers". Ma a Gorini e ai colleghi poco importa se il vaccino usato contro il coronavirus sarà quello sperimentato a Oxford o in qualche altra parte del mondo. "L’unica cosa che conta è fermare l’epidemia, e solo con il vaccino potremo sconfiggere il virus".