Il crocifisso conteso
Il crocifisso conteso

Rimini, 7 luglio 2019 - Chissà cosa avrebbe da dire Michelangelo sull’incredibile odissea che vede protagonista il suo magnifico Cristo ligneo. Un’opera dal valore inestimabile, da anni chiusa nella cassetta di sicurezza di una banca sammarinese. Ma ecco che proprio nel momento in cui chi ne rivendica la proprietà sta per tornarne in possesso e la promette al Battistero di Ascoli Piceno, la magistratura riminese ne chiede la confisca.

Un giallo internazionale che ha il sapore del passato, in cui si intrecciano misteri, ambasciatori, mafie e massoni. Tutti che ruotano intorno alla piccola scultura (è alta 40,2 cm) che secondo una riscostruzione che odora ormai di leggenda, nel 1979 entra in possesso del conte Giacomo Maria Ugolini, ambasciatore della Repubblica di San Marino in Giordania e in Egitto. L’ha ricevuta dal patriarca di Costantinopoli che vuole salvarla dai bombardamenti a cui è sottoposto in quel momento il monastero in Libano e nel quale il crocefisso era custodito.

Che sia opera del genio di Michelangelo non ci sono dubbi. E’ stata periziata, nell’Opificio delle Pietre dure di Firenze, e anche il professor Heinrich Wilhelm Pfeiffer, uno dei maggior esperti al mondo di Michelangelo, dopo averlo esaminato non avrà dubbi. Quanto, nel 2006, l’ambasciatore muore, lascia suo erede ed esecutore testamentario il suo segretario, Angelo Boccardelli, che deposita l’opera in una cassetta di sicurezza della Euro Commercial Bank di San Marino, di cui è cointestatario anche il socio, Giorgio Hugo Balestrieri. Ha portato quella meraviglia sul Titano, dice, per salvarla dalla ’ndrangheta che ci ha messo gli occhi sopra. Ma è Boccardelli invece a venire arrestato per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Procura distrettuale, e dal quel momento il Cristeo ligneo di Michelangelo viene avvolto dal mistero.

Boccardelli e Balestrieri intanto vengono indagati anche da San Marino per riciclaggio, perchè ipotizzano che il Cristo abbia una provenienza illecita. L’inchiesta arriva ovviamente anche sul tavolo della magistratura italiana, prima di Torino e poi di Rimini, a cui il caso viene girato per competenza, che accusa i due di «avere trasferito dal territorio italiano all’estero cose di interesse storico e artistico». L’opera viene messa sotto sequestro. La vicenda giudiziaria dura molti anni, ma alla fine Boccardelli viene assolto dall’accusa di essere legato alla criminalità organizzata. Il procedimento italiano invece si chiude nel 2010: prescrizione.

Ora per Boccardelli la strada per rientrarne in possesso è tutta in discesa. Cominciano le trattative, e finalmente nel maggio scorso l’accordo è fatto: la segreteria degli Affari Esteri di San Marino acconsente alla restituzione del Cristo, e Boccardelli annuncia che verrà ospitato nel Battistero di Ascoli. Ma qualche giorno fa, il colpo di scena. Il sostituto procuratore di Rimini, Davide Ercolani, ne chiede la confisca secondo la legge che prevede, appunto, «la confisca dei beni culturali esportati». Quando si tratta di cose di interesse storico, artistico o archeologico, esse appartengono allo Stato. L’udienza davanti al giudice ci sarà domani mattina, e per il Cristo di Michelangelo sarà finalmente l’ultimo atto.