Rimini, il Delfinario affondato: "Costretti a restare chiusi"
Rimini, il Delfinario affondato: "Costretti a restare chiusi"

Rimini, 1 agosto 2017 - I leoni marini resteranno... in gabbia. Anzi, presto verranno riportati a ‘casa’, da dove sono venuti. E a casa, quest’estate, ci resteranno quest’estate anche i dipendenti del Delfinario, fra cui Gessica Notaro, la ragazza sfregiata con l’acido. Niente da fare per il Delfinario di Rimini, che non potrà aprire i battenti per questa stagione. «E forse non potrà riaprire mai più – allarga le braccia Massimo Gabellini, direttore della struttura – dato che il Demanio ci ha già avvertito che in questa situazione potrebbe revocare la concessione demaniale per sempre»».

Una storia complicata, fatta di burocrazia, di autorizzazioni e permessi che «fino al 2016 il Comune riconosceva come perfettamente validi, ma che da quest’anno non lo sono più». E l’epilogo, dopo vari rimpalli e ritardi (l’acquario doveva riaprire a giugno), è arrivato ieri, quando alla conferenza dei servizi, che riunisce tutti gli enti competenti chiamati a dare il loro parere, i dirigenti del Comune hanno detto chiaro e tondo che il Delfinario non ha le autorizzazioni necessario per la sua attività.

Il motivo lo spiega lo stesso Gabellini. «Nell’acquario (inaugurato nel 1968 dall’imprenditore Nemmo Fornari, ora gestito da una delle figlie, Tamara, ndr) sono stati fatti nel 1986 e nel 1989 alcuni lavori di ampliamento. Parliamo di rampe di accesso esterne, della sala per l’impianto dei filtri d’acqua, dei bagni. Opere che sono state realizzate regolarmente, con permessi temporanei rilasciati dal Comune, ma che fino all’anno scorso sono stati sempre considerati validi dall’amministrazione. Ora invece i permessi vengono ritenuti scaduti, e le opere fatte abusive». E «da quanto ci hanno ribadito ieri i dirigenti del Comune, non c’è modo di sanarle».

Un fatto «piuttosto strano, visto che il Delfinario dal 1989 è rimasto uguale, non sono stati fatti altri interventi sostanziali. E allora, «perché i permessi, validi fino allo scorso anno, ora non lo sono più? Perché fino al 2017 nessuno dal Comune aveva fatto obiezioni? Se c’erano abusi non c’era proprio il modo di trovare una soluzione che potesse salvare la stagione?», si chiede l’avvocato ingaggiato dalla società Milena Barbara Bartolino. Che annuncia: «Stiamo valutando di avviare un’azione di responsabilità, sia penale che civile, con richiesta di risarcimento».

La battaglia è solo all’inizio, intanto «a pagare questa situazione sono i 7 dipendenti che dovremo licenziare, compresa Gessica Notaro che sperava di tornare a lavorare, dopo quello che le è capitato – conclude Gabellini – Il danno è di centinaia di migliaia di euro. Non capiamo se la chiusura sia dipesa da una questione puramente tecnica, o se invece ci siano motivazioni di altra natura, che vorremmo tanto conoscere».