Quanto male puoi fare, in nome del bene? Se lo domanda più volte Fabio Cantelli Anibaldi, ex ospite (ed ex addetto stampa) di San Patrignano, nella serie Netflix. La sua è tra le voci più critiche e sofferte. Perché "Vincenzo Muccioli e Sanpa mi hanno salvato la vita, ma sopravvivere non è ancora...

Quanto male puoi fare, in nome del bene? Se lo domanda più volte Fabio Cantelli Anibaldi, ex ospite (ed ex addetto stampa) di San Patrignano, nella serie Netflix. La sua è tra le voci più critiche e sofferte. Perché "Vincenzo Muccioli e Sanpa mi hanno salvato la vita, ma sopravvivere non è ancora vivere".

La serie dimostra quanto la figura del fondatore di Sanpa ancora divida...

"Vincenzo era magnetico, invadente e perfetto per suscitare identificazioni o dissociazioni. Io ho visto ospiti passare, da un giorno all’altro, dall’adorarlo come un dio al criticarlo come un aguzzino. Dinamiche che si sono ripetute anche all’opinione pubblica. Ne sono stato immune perché ho conservato la distanza critica e ho conosciuto Vincenzo nell’intimo, vedendone la grandezza ma pure le fragilità.

Ha letto le dichiarazioni di Sanpa che si dissocia dalla serie? Cosa ne pensa?

"Speravo che la comunità in 25 anni fosse maturata. Oggi come allora non accetta ritratti che non siano elogiativi o agiografici. L’ho vissuto quand’ero il responsabile della comunicazione negli anni terribili dell’ultimo processo (per l’omicidio Maranzano)".

Che sentimenti prova oggi verso la comunità?

"Desolazione e sconforto. Ho sognato che la serie veniesse presentata a Sanpa, lo immaginavo come un momento emozionante di reciproco riconoscimento e riconciliazione perché siamo tutti parte della stessa storia. Ma la comunità, o almeno chi la gestisce, si comporta come l’unica artefice e accreditata a parlarne, custode dell’ortodossia".