MANUEL SPADAZZI
Cronaca

Donna arrestata Metteva il topicida nel cibo del marito Trovata la siringa

L’uomo accusava malori inspiegabili, poi la scoperta dei medici. La coppia si era ritrovata dopo un periodo di separazione. Lei nega tutto: mangiavo le stesse cose e facevo le porzioni in tavola.

di Manuel Spadazzi

L’accusa è di quelle pesantissime. Avrebbe tentato più volte di uccidere il marito, iniettando dosi di topicida nei pasti. Non ci è riuscita, per fortuna. Ma proprio in seguito ai frequenti ricoveri dell’uomo in ospedale è partita l’indagine della polizia che, mercoledì, ha portato all’arresto di Ala Cucu, 46enne moldava che vive da molti anni a Rimini. Difesa dall’avvocato Luca Greco, la donna si trova tuttora carcere, ma a breve andrà ai domicilari – con il braccialetto elettronico – a casa della madre. Le manette per lei sono scattate dopo sei mesi di intensa attività tra intercettazioni, accertamenti, perquisizioni, condotte dalla Squadra mobile diretta da Dario Virgili e coordinate dal sostituto procuratore Paolo Gengarelli.

Tutto è cominciato un anno fa quando lui, un 54enne albanese ma da parecchi anni trapiantato a Rimini – dove lavora come professionista – è costretto ad andare in pronto soccorso per fortissimi dolori all’addome. Pochi giorni dopo gli stessi dolori e il 54enne torna in pronto soccorso, e viene ricoverato. Stesso copione un mese dopo. Per i medici i sintomi sono compatibili con avvelenamento da topicida, e svolgono ulteriori approfondimenti. A gennaio la conferma da esami clinici e test effettuati dall’istituto di medicina legale dell’Università di Padova, che accertano la positività del 54enne ai principi attivi di Bromadiolone e Coumatetralyl, due elementi contenuti nei ratticidi. Scatta la segnalazione in Procura, e i medici spiegano all’uomo che ha rischiato più volte la morte per avvelenamento da topicida.

Lui esclude subito di averlo ingerito per errore, inizia a sospettare della moglie e lo dice agli investigatori. Nel 2016 si erano separati, poi l’anno scorso erano tornati insieme. L’avevano fatto soprattutto per il figlio, ma tra loro il rapporto non era più quello di prima. Durante le intercettazioni la polizia scopre che la donna, che ritorna spesso in Moldavia, ha una relazione segreta con un connazionale e progetta di tornare in patria. Il marito si insospettisce, le fa domande ma lei nega tutto. Ma a maggio, durante una perquisizione, gli inquirenti trovano in un cassetto della camera da letto (dove la donna tiene la biancheria) una siringa con del liquido rossastro. Gli esiti della perizia, arrivati pochi giorni fa, fugano tutti i dubbi: si tratta di Bromadiolone, la sostanza usata per avvelenare l’uomo.

Sabato la donna, durante l’interrogatorio di garanzia, ha respinto ogni accusa. "Ha fatto i nomi di alcune persone che hanno accesso alla casa – dice il suo legale – Ha spiegato che lei e il marito mangiavano sempre insieme, le porzioni le faceva direttamente e quindi non poteva essere lei ad avvelenare il cibo. Era in Moldavia quando sono arrivati i risultati della perizia: poteva restare là, invece è tornato sapendo cosa rischiava".