FERRUCCIO FARINA
Cronaca

Due secoli di spiaggia: dal mitico Kursaal all’insabbiamento del piano Ambasz

I primi 180 anni degli stabilimenti di mare e le rivoluzioni mancate .

il Kursaal di Rimini

il Kursaal di Rimini

Rimini, 29 giugno 2023 – Il 1° luglio 1843, giorno dell’apertura del Privilegiato Stabilimento dei Bagni marittimi Tintori-Baldini, è considerato l’incipit della rivoluzione che ha trasformato Rimini, piccola città pontificia, nella metropoli dei turismo. In verità, quella del ’43 fu una falsa partenza per l’era dei Bagni. Anzi, fu un vero e proprio bagno di sangue per gli inventori dell’iniziativa che fallirono miseramente dilapidando i loro patrimoni. La loro rudimentale fabbrica di salute, con poche cabinotti in legno e trecento ammalati in terapia da luglio a settembre, non poteva funzionare.

Diario di Rimini 1843. Giornale verosimile che descrive la nascita dello Stabilimento balneare del 1843 edito per le Celebrazioni del Centocinquantenario dello Stabilimento Tintori-Baldini del 1993, distribuito da “Il Resto del Carlino” in ventimila copie. Nell’immagine lo Stabilimento in legno Tintori Baldini del 1843
Diario di Rimini 1843. Giornale verosimile che descrive la nascita dello Stabilimento balneare del 1843 edito per le Celebrazioni del Centocinquantenario dello Stabilimento Tintori-Baldini del 1993, distribuito da “Il Resto del Carlino” in ventimila copie. Nell’immagine lo Stabilimento in legno Tintori Baldini del 1843

La vera rivoluzione ebbe inizio nel 1868 quando la città intera decise di costruire un nuovo stabilimento e porlo sotto l’ala protettrice dello scienziato Paolo Mantegazza, il gran sacerdote dell’igiene del piacere, che lo rese "grandioso", attraente e celebre. Fu una visione lungimirante e coraggiosa: mare e spiaggia non più come terapia per acciaccati e catarrosi, ma come magico spazio di libertà ove ritemprare con gioia lo spirito e il corpo. Ed ecco sorgere in pochi anni la nuova ed elegante Città dei bagni con la piattaforma e con il mitico Kursaal che si trasforma in raffinata icona ispiratrice per i successi dei settant’anni a venire: della Riviera dei villini, della Belle Époque, dei Grand Hotel, fino alla Riviera borghese e nazional-popolare del Ventennio.

La Piafforma Alinari
La Piafforma Alinari

Epocale e controversa fu anche la rivoluzione che seguì la Seconda Guerra con la miracolosa rinascita e la spiaggia di massa che ha fatto di Rimini la capitale del turismo europeo. Semplificando una storia affascinante e complessa con tanti straordinari protagonisti, vanno comunque ricordate le grandi opere dei tempi recenti: la Fiera, il Palacongressi e, da ultimo, il californiano "Lungomare più bello del mondo" che, parcheggi a parte, affascina riminesi e turisti (comunque non più del Lungomare Palloni nel 1932). Ma una rivoluzione assolutamente indispensabile è mancata proprio nel cuore della Riviera e nel punto focale della sua identità: nella spiaggia, da troppo tempo cementificata da una parata di cabine in stile periferia sovietica anni Sessanta. Eppure le occasioni per testimoniare visioni e coraggio non sono mancate. Nel 1991, ad esempio, l’archistar argentino Emilio Ambasz ebbe l’incarico di adeguare l’arenile ai nuovi e ai futuri bisogni e lo fece con un piano all’avanguardia che, ahinoi, richiedeva qualità, accorpamenti e investimenti. Troppo! Così, a fare la rivoluzione non fu la città ma i bagnini di allora che, con la loro potente lobby temuta da ogni politico, fecero gettare il piano Ambaz alle ortiche. Oggi i bagnini, rianimati dalle scadenze europee, si sono trasformati in promotori della nostra storia della quale sono stati, di certo, tra i protagonisti. Ed eccoli proporre una mostra fotografica tra i loro ombrelloni con l’atavico richiamo di "tutti al mare", un amarcord con sirenette e giocosi bagnanti del passato. Ottimo. Bene emozionare con le immagini del bel tempo che fu, film già visto. Ma, cari amministratori e bagnini, attenzione a non eccedere con l’effetto nostalgia per mascherare, con filastrocche autocelebrative, la palese incapacità di progettare che, ancor oggi, mortifica la nostra spiaggia. Con più coraggio e lungimiranza, avremmo avuto qualche buon argomento anche per il dott. Frits Bolkestein.