Quando gli chiediamo notizie di Somane Duula, il 26enne somalo che sabato scorso ha accoltellato cinque persone, il suo compagno di stanza al centro di accoglienza della Croce Rossa di viale Toscana a Riccione mima il gesto delle rotelle fuori posto. "Quello aveva dei problemi – dice il giovane pakistano, che non spiccica una parola d’italiano, ma parla fluentemente inglese – Bastava un’occhiata di troppo, e perdeva subito le staffe. E’ arrivato qui una quindicina di giorni fa, poi ieri (sabato per chi legge, ndr) è uscito e non l’abbiamo più visto". Il centro d’accoglienza, che si...

Quando gli chiediamo notizie di Somane Duula, il 26enne somalo che sabato scorso ha accoltellato cinque persone, il suo compagno di stanza al centro di accoglienza della Croce Rossa di viale Toscana a Riccione mima il gesto delle rotelle fuori posto. "Quello aveva dei problemi – dice il giovane pakistano, che non spiccica una parola d’italiano, ma parla fluentemente inglese – Bastava un’occhiata di troppo, e perdeva subito le staffe. E’ arrivato qui una quindicina di giorni fa, poi ieri (sabato per chi legge, ndr) è uscito e non l’abbiamo più visto". Il centro d’accoglienza, che si chiama Timbuktu, si trova alle spalle della residenza Felice Pullè. I ragazzi ospitati sono per lo più pakistani o africani. Nessuno di loro ieri era stato ancora messo al corrente di quanto avvenuto sabato scorso a Miramare. Parlano con noi volentieri, anche se non nascondono una certe timidezza. Nessuno conosceva bene Somane, "ma non era certo un tipo tranquillo" assicurano. A confermare il carattere problematico del 26enne è anche Rita Rolfo (nella foto), la presidente provinciale del comitato della Croce Rossa, che si occupa anche della gestione della struttura riccionese. "Da parte di Somane Duula c’erano stati, in queste settimane, alcuni atteggiamenti aggressivi. I responsabili della struttura avevano debitamente segnalato la cosa alla Prefettura e alle autorità competenti – spiega – Il ragazzo è arrivato da noi il 25 agosto scorso e si trovava in isolamento fiduciario, come è previsto dal protocollo nazionale per i rintracci sul territorio di cittadini provenienti dall’estero. Ci è stato affidato dalla prefettura di Rimini, dopo comunicazione da parte dell’ufficio immigrazione della sua volontà di chiedere asilo. Tengo a precisare comunque che la sua permanenza a Riccione era solo provvisoria. Il centro Timbuktu ha raggiunto la capienza massima e non può ospitare altre persone. Il ragazzo sarebbe dovuto rimanere da noi per un periodo di tempo limitato prima di essere collocato altrove in maniera definitiva. Pur non essendo stato inserito nei programmi ufficiali promossi dalla nostra organizzazone, avevamo comunque deciso di fargli frequentare un corso online di lingua italiana". La presidente Rolfo prosegue esprimendo "massima solidarietà e vicinanza al bimbo ferito, alla sua famiglia e a tutte le persone aggredite. Quando me l’hanno detto, non ci volevo credere: nel tempo abbiamo ospitato più di 200 ragazzi, mai nessuno di loro aveva dato il benché minimo problema". Quello della Croce Rossa è un compito "legato principalmente all’accoglienza e all’educazione. I giovani sono liberi di andare e venire purché trascorrano la notte nel centro. Non abbiamo il potere e l’autorità per trattenerli con metodi coercitivi, non fa parte del nostro incarico e della nostra mission. Le norme sono chiare All’interno della struttura la vigilanza è massima, ma non possiamo avere il controllo su di loro anche all’esterno".

Lorenzo Muccioli