David Mossè mentre tappezza la città di foto alla ricerca del padre (foto Petrangeli)
David Mossè mentre tappezza la città di foto alla ricerca del padre (foto Petrangeli)

Rimini, 25 ottobre 2018 - «Cerco mio padre, che non ho mai conosciuto. So che è un riminese, forse l’uomo ritratto nella foto con mia madre. Se qualcuno lo riconosce, mi contatti. Non voglio soldi, niente di strano, solo trovare le mie radici». Un appello toccante, una storia commovente – come tante nate nella riviera romagnola dei ‘pappagalli’ e dei ‘vitelloni’ – quella che racconta David Mossé, 49enne francese di Marsiglia. Lo vediamo in centro storico intento ad affiggere manifestini con poche righe di testo e la foto di una coppia abbracciata, lui moro, lei bionda. Gli chiediamo di raccontarci la storia.

«Sono arrivato in macchina da Marsiglia – racconta David, direttore tecnico di spettacoli –. La ragazza in foto è mia mamma, Nadine Mossé, una ragazza francese che 50 anni fa, nell’agosto 1968, all’età di 22 anni rimase incinta. Dopo nove mesi, il 19 maggio 1969, sono nato io. Ma la mamma non mi ha mai voluto dire chi fosse mio padre. Quando avevo 5 anni si è sposata, ma ho sempre saputo che suo marito, per avendomi allevato come un figlio, non era il mio vero padre».

Il padre e la madre di David Mosse in una foto d'epoca (foto Petrangeli)

«Da qualche mese so che sono stato concepito a Rimini. Mio padre è italiano. Mia mamma, a primavera, è stata molto male, è andata in coma, poi si è ripresa. Ho realizzato che, se fosse mancata, non avrei mai saputo da dove vengo, chi è mio padre. Così l’ho messa alle strette e lei, dopo 50 anni, ha ceduto. Ha chiamato la sua amica Claudette, con la quale trascorse la vacanza a Rimini nel 1968, e si è fatta mandare la foto della quale non mi aveva mai accennato».

David ha anche parlato di persona con Claudette. «Le ho chiesto: ‘Cosa è successo a Rimini?’. Lei mi ha risposto: ‘Tuo padre era un italiano, tu sei italiano’. Così ho deciso di venire qui», spiega David. La mamma non si è opposta alla ricerca del figlio. «Anzi – continua David – lei mi incoraggia. Ma non ricorda niente, nè il nome dell’albergo, nè quello del ragazzo. Come se avesse rimosso tutto. Non posso neanche escludere che in quella vacanza abbia avuto più di un flirt e che mio padre in realtà non sia l’uomo ritratto in foto. Ma ho affisso i manifesti perché, se qualcuno dovesse riconoscere lui o mia mamma e mi potesse aiutare a ricostruire quei giorni, gli sarei grato». 

«Non chiedo niente – conclude David – ma ho bisogno di sapere quali sono le mie radici, chi mi ha messo al mondo, che tipo di persona è, cosa fa, vorrei conoscere quest’uomo, conoscere la sua famiglia, i suoi amici. Può essere che tutto si concluda dopo un incontro. Come potrebbe anche succedere che tra noi nasca un bisogno più profondo, un desiderio di conoscerci meglio, frequentarci, fare amicizia. Aiutatemi a trovare mio padre».