Giulio Lolli
Giulio Lolli

Rimini, 5 luglio 2018 - L’ex presidente della Rimini Yacht da anni latitante in Libia, Giulio Lolli è stato accusato dalle autorità libiche di terrorismo. L'imprenditore bolognese noto per le truffe degli yacht, era stato prelevato da casa alla fine di ottobre 2017 dagli uomini della Rada Force, potentissima milizia speciale libica. 


L'imprenditore della Rimini Yacht, fallita con un buco milionario dopo una serie di truffe ai danni di acquirenti di imbarcazioni di lusso, è detenuto nel carcere di Tripoli da novembre, quando fu prelevato dalla sua abitazione sotto gli occhi della  giovane moglie Sawsan, da un gruppo di milizie governative.

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In un primo momento la Procura generale di Tripoli non aveva formalizzato accuse precise; in questi giorni invece una comunicazione agli atti nei fascicoli dei procedimenti riminesi specifica ciò per cui sarà giudicato, probabilmente da giudici libici: è accusato di terrorismo, cioè di aver dato supporto a un gruppo estremista separatista detto Shura di Bengasi, in lotta con l'autorità centrale.

FOTO / Il tesoretto di Giulio Lolli

Attraverso l'ambasciata italiana a Tripoli, la Procura generale ha inviato una comunicazione alla Procura di Rimini, in particolare al pm Davide Ercolani che al tempo aveva inquisito Lolli per la
bancarotta
. Lolli è anche accusato di truffa, cioè di aver venduto senza mai consegnare yacht, traffico d'armi e di essere sprovvisto di visto, quindi clandestino, in Libia.

L'avvocato: "E' accusato di aver riparato barche senza licenza"

Sulla vicenda ha parlato l'avvocato di Lolli, Antonio Petroncini: "Lolli non risulta essere accusato di terrorismo da parte delle autorita' libiche. Pare che il problema - ha spiegato il legale - sia relativo ai rapporti tra il gruppo separatista di Bengasi e il governo di Tripoli. Lolli é accusato di aver svolto un'attività di riparazione delle barche senza licenza e di essere entrato, a suo tempo, nel territorio libico senza il permesso delle autorità'".

Pare che all'imprenditore bolognese sia stato poi contestato di aver trasportato sulle imbarcazioni persone provenienti da Bengasi. Per quanto riguarda questo specifico punto "non c'é un'accusa precisa - ha detto l'avvocato Petroncini - ma riferimenti generici dove non si parla di terrorismo".

L'ex imprenditore nautico, soprannominato 'il pirata' era gia' stato detenuto nelle carceri di Gheddafi dal gennaio all'agosto 2011 quando evase per unirsi alle forze rivoluzionarie combattendo nella battaglia decisiva contro il regime. Dopo aver partecipato alla rivolta, era diventato uno dei luogotenenti delle forze speciali di sicurezza marittima del porto di Tripoli con il compito di fermare gli scafisti. Era stato lo stesso Lolli a definirsi "L'ultimo avventuriero", nel sito Internet in cui racconta la propria storia.