Giulio Lolli al suo arrivo a Ciampino
Giulio Lolli al suo arrivo a Ciampino

Rimini, 13 gennaio 2020 - Il tribunale del Riesame di Roma gli ha dato torto: le accuse di terrorismo e di traffico internazionale di armi, che gli sono state rivolte dalla Procura di Roma, reggono. E sono più che mai fondate. Giulio Lolli, l’ex patron di Rimini Yacht, già condannato all’ergastolo proprio per terrorismo in Libia e da lì espulso ai primi di dicembre, dovrà rispondere di quell’accusa anche in Italia.
 

"Non sono un terrorista, io i terroristi, quelli dell’Isis, li ho sempre combattuti", ha ribadito più volte, tramite il suo difensore, l’avvocato Antonio Petroncini, ma i giudici romani del Riesame non gli credono. E preferiscono tenerlo dietro le sbarre. Sbarre che, a giorni non saranno più quelle romane del carcere di Regina Coeli dove è detenuto dal primo dicembre scorso. Per Lolli, infatti, è in programma il trasferimento in Sardegna, per l’esattezza a Nuoro, nel carcere di massima sicurezza, quello che ospita personaggi legati alla galassia del terrorismo. Un ’trasloco’ che il ’pirata’, come era stato soprannominato ai tempi d’oro Lolli, non gradisce.

Ma prima di partire, destinazione Sardegna e un carcere ancora più dalle norme rigide, Lolli incontrerà quello che nella sua mente è sempre stato il nemico numero uno, la sua ’bestia nera’, l’uomo che è stato in grado di mettere fine alla sua vita lussuosa e ai suoi traffici e intrallazzi che hanno portato alla scoperta della bancarotta e al fallimento della ’Rimini Yacht’. E’ stato, infatti, fissato per mercoledì mattina a Regina Coeli l’incontro con il sostituto procuratore, Davide Ercolani, il magistrato che, come un segugio implacabile, ha braccato Lolli fino ad indagarlo e ora catturalo.

Per la prima volta, dunque, Lolli, assistito dall’avvocato Antonio Petroncini se la vedrà faccia a faccia con il pm Ercolani (assitito dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Rimini) che lo ha mandato a processo per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al falso,all’appropriazione indebita oltre che per estorsione.
 

E Lolli stavolta potrebbe veramente parlare con il magistrato e raccontare più di dieci anni di misteri, di connivenze, svelando anche quali traffici e interessi si nascondessero dietro non solo ai suoi affari ai tempi di ’Rimini yacht’, ma anche dopo, quando, da latitante, ha continuato a macinare milioni di euro con il traffico di imbarcazioni, potendosi permettere, persino in Libia, una vita all’insegna del lusso. L’ex imprenditore di Bertinoro ha potuto contare, fin dai tempi di Rimini Yacht, di insospettabili che lo hanno coperto e agevolato nei suoi traffici. Ma per sperare di riavere uno squarcio di libertà, Lolli potrebbe anche aprire le pagine dei suoi diari e togliere il velo ai tanti misteri che lo circondano. E in tanti già cominciano a tremare all’idea che il pirata, dietro le sbarre e con un’accusa così pesante sulla schiena, possa veramente mercanteggiare la sua libertà con quella di altri.

Una vita da film tra lusso e Isis

Sono passati dieci anni da quando è esplosa la ’bomba Rimini yacht’. E’ il 2010, quando il sostituto procuratore Davide Ercolani portava alla luce una lunga lista di truffe che ruotavano intorno a uno degli uomini più in vista della nautica. Il nome è quello di Giulio Lolli, patron di Rimini Yacht. Era emerso che decine di lussuose imbarcazioni avevano due proprietari. Gli yacht venivano sequestrati uno dopo l’altro e Lolli finiva in bancarotta. Ma Lolli non si era fatto sorprendere e riusciva a fuggire per mare, arrivando in Libia. Qui era stato arrestato, ma dopo essere evaso ed essersi unito ai ribelli, si era costruito una nuova vita, con tanto di nuova moglie. Era diventato capitan Karim,a suo dire, impegnato nella lotta contro l’Isis. Poi un altro arresto in Libia per terrorismo e la condanna. Il resto è storia di oggi.