"Mettere un limite di trenta invitati ai matrimoni è una sciocchezza, sulla cui applicazione pratica tra l’altro non è stata ancora fatta dal governo alcuna chiarezza. La cosa paradossale è che non è stato istituito un divieto ai ristoranti di ospitare più di trenta persone, per cui potrebbe...

"Mettere un limite di trenta invitati ai matrimoni è una sciocchezza, sulla cui applicazione pratica tra l’altro non è stata ancora fatta dal governo alcuna chiarezza. La cosa paradossale è che non è stato istituito un divieto ai ristoranti di ospitare più di trenta persone, per cui potrebbe succedere che sposi e invitati vengano ’spalmati’ su più sale, magari con l’ordine di servizio di fingere di non conoscersi ed evitare di scattare foto ricordo o peggio pubblicarle sui social, per non essere incriminati". Il presidente provinciale e vicepresidente regionale dei ristoratori aderenti a Fipe Confcommercio, Gaetano Callà, è assolutamente scettico sul provvedimento. "Per il momento, in attesa di delucidazioni – prosegue – noi ristoratori ci limiteremo a non accogliere più di trenta persone appartenenti a uno stesso gruppo, si tratti di matrimoni, ma anche cresime o comunioni, vista l’aria che tira. Anche perché basterebbe che qualche ’spione’, volontariamente o meno, rivelasse lo sforamento per beccarsi una denuncia o una multa. Onestamente mi sfugge la ratio del provvedimento. Sessanta persone distanziate, che non si conoscono tutte, se hai un locale abbastanza grande, puoi ospitarle, ma più di trenta che provengano dallo stesso evento sono bandite". "Tutto questo – conclude Callà – va a danno di un settore tra i più colpiti economicamente dalle conseguenze della pandemia, che ha fatto e sta facendo sforzi enormi per garantire servizi di ristorazione e convivialità nella massima sicurezza e garanzia".